Il Tirreno

Grosseto

la situazione patrimoniale 

Tabulati, intercettazioni il mutuo e i contrasti

P.S.

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GROSSETO. Il 24 ottobre 2015, il giorno in cui Donata Muccio venne trovata morta, il figlio Giuseppe Di Gioia fece e ricevette molte telefonate. Dai tabulati recuperati dalla squadra mobile è possibile seguirne (parzialmente) gli spostamenti, a partire dalle 9.45, quando da Albinia chiamò l’utenza fissa intestata alla sorella Maria Giuseppa ma in realtà in uso alla madre, fino alle 17,31 quando la cella impegnata da lui era quella di via Repubblica Dominicana, vicina alla Questura. Vari gli scambi di telefonate con la sorella, che rimase a Talamone fino alle 15.23 (l’altro fratello Nicola era a Roma), e con la moglie: tutte da via Sauro (dove abitava la madre), dopo le 12.37.

Fu compiuta anche attività di intercettazione. Ne parla per sommi capi in aula (in attesa delle trascrizioni richieste) il sostituto commissario Paolo Bischeri: un mutuo per la ristrutturazione della casa e (dopo la carcerazione) una rata insoluta; l’aiuto dato dalla sorella; il lavoro precario di lui in agricoltura o vivai; i contrasti nel nucleo familiare («lo avevano spiegato le persone sentite») e la mancanza della disponibilità ad ospitarlo ai domiciliari dopo la scarcerazione; la tutela del patrimonio di famiglia; la suocera che aveva parlato delle abitudini al gioco; l’apparecchio da lui usato per modificare le slot machine; la richiesta a un politico locale per cercare un lavoro finalizzato a reperire fondi per cure costose («non risulta malattia» dice Bischeri).

Sentito anche Antonio Nocera, già compagno di cella di Di Gioia. Aveva spiegato a suo tempo di aver consegnato una lettera all’avvocato Pollini, aveva parlato di confidenze: in aula nega tutto, spiegando di aver avuto paura. Prossima udienza fra due settimane. — P.S.

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