Sicurezza
Pieve tinteggiata, è bufera 24 intellettuali in rivolta contro il restauro “giallo”
Archeologi, medievisti, registi e docenti universitari firmano un documento e faranno presto una richiesta d’accesso agli atti Il tecnico: «Tutto regolare»
«Uno sconcio». «Un restauro sbagliato e sbrigativo». Poche parole con le quali 24 esponenti del mondo della cultura, avvocati, giornalisti, architetti, archeologi e altri hanno espresso in maniera chiara, in un documento, cosa pensano del restauro della pieve di San Nicola a Capalbio.
I firmatari sono Irene Berlingò (archeologa e prima firmataria del documento), Vittorio Emiliani (presidente Comitato per la Bellezza), Tomaso Montanari (storico dell’arte), Nicola Caracciolo (presidente onorario Italia Nostra), Corinna Vicenzi Podestà (imprenditrice, ambientalista), Giancarlo Santalmassi (giornalista), Agata Liotta (già dirigente), Carlo Pavolini (archeologo), Roberto Faenza (regista), Chiara Frugoni (medievista), Vezio De Lucia (urbanista), Pier Luigi Cervellati (architetto), Annalisa Maccari (avvocato, docente universitario), Alberto Abruzzese (sociologo), Enrico Menduni (sociologo), Paolo Berdini (urbanista), Rossella Sleiter (giornalista), Luigi Manconi (sociologo), Franca Fossati Bellani (oncologa), Furiuo Colombo (giornalista), Annarita Bartolomei (operatrice culturale), Anna Donati (ambientalista), Paola Migliorino (giornalista), Jacopo Gardella (architetto). Il documento esprime sconcerto per la chiesa antica dipinta di un giallo senape che spicca fra i tetti. «Quella facciata dipinta di giallo senape – spiegano i firmatari del documento – ha cancellato completamente sulla facciata la decorazione a graffito del XVII secolo, questo su una chiesa tutelata dalla normativa vigente sui Beni Culturali, tanto che l’intervento, finanziato dall’8 x mille alla Chiesa, è stato autorizzato dalla competente Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Siena a ottobre 2018 dalla ex soprintendente, prima che fosse sospesa dall’incarico, e in teoria seguito dal funzionario competente di zona. Noi protestiamo contro un cosiddetto restauro che appare davvero sbrigativo, poco accurato, non preceduto da un esame tecnico-scientifico e storico adeguato e ci ripromettiamo di rimettere in discussione nelle sedi competenti un’operazione che di fatto ha alterato la pieve e il suo campanile sfigurando anche il paesaggio del borgo medioevale di Capalbio». Nei prossimi giorni – spiega Emiliani – «chiederemo l’accesso agli atti della Soprintendenza di Siena».
Nella nota tecnica dell’architetto Andrea Butelli si precisa che «le opere sono state realizzate a regola d’arte, in esecuzione del progetto di restauro regolarmente approvato e autorizzato, redatto in coordinamento e nel rispetto delle prescrizioni dettate dalla Soprintendenza. La scelta del materiale dell’intonaco e della finitura impiegate (malta secca a base di calce idraulica naturale, polvere di marmo e sabbie calcaree) e del colore, è stata basata sui risultati delle analisi chimico-fisiche condotte sugli intonaci originari delle facciate che includevano estesi lacerti di intonaco incoerente a base cementizia e diffuse stratificazioni cromatiche differenti. Lo stesso approccio ha guidato la scelta del colore». A Capalbio però si vota e la vicenda non è passata sotto silenzio tra i candidati. Settimio Bianciardi ha promosso una petizione online. E Valerio Lanzillo si è chiesto se chi doveva controllare che tutto venisse eseguito a regola d’arte lo abbia fatto. —
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