Sicurezza
Occhetto e l’eclissi della sinistra L’ira di Achille, tra passato e futuro
L’ex segretario del Pci al Cassero senese con il suo nuovo libro: dalla Bolognina a Zingaretti
VISTO DA...
STEFANO ADAMI
Il Cassero senese di Grosseto è la giusta scena per la sorda ira di Achille Occhetto – invitato dall’Istituto Gramsci e dal Festival Resistente a presentare con il giornalista Flavio Fusi il suo libro “La Lunga eclissi’(Sellerio) – per come sono andate, come vanno le cose. Oggi, certo: Trump, Putin, Salvini, Macron, i 5S. E allora. Achille stesso si trovò d’improvviso su una delle fonti del decadere. Non se lo aspettava. Reagì, confrontandosi con l’inatteso, nel modo migliore che poteva. Per certi versi, è come se fosse rimasto bloccato lì. Fa, ancora oggi, il portiere del ‘900. Una lunga eclissi, è vero: quando rivedremo il sole?
Lunga eclissi cominciata negli anni ‘80. O forse prima, ma chi se n’era accorto? Il 1989 l’impensato spartiacque. Prima, un osservatore comune poteva giurare che i blocchi europei sarebbero durati chissà quanto. Sicuramente per tutta la sua vita. Dopo, tutto in pezzi. Il pallido Achille cadde proprio lì in mezzo. Nessuno l’aveva preparato. Segretario del Partito Comunista più grande d’Europa. Cosa avreste fatto voi? Col senno del poi, Achille non reagì male. Quell’etichetta, “comunista”, andava ripensata. E portata in soffitta. D’altronde, già da molto il Pci non era più “comunista”. “Marxista”, non ne parliamo. Pasolini e Sciascia lo scrivevano da una vita. La Russia stava lì immobile, vecchio impero grigio. “Comunista” anche quella? Chissà. I funzionari della periferia italica ci andavano ogni tanto. Simulavano l’omaggio. Poi tornavano nella madrepatria a farsi gli affari propri.
Achille discusse, chiamò al voto. Giocava in casa: l’Emilia, laboratorio del Pci d’impresa. Achille pianse lacrime amare alla Bolognina. Come in certe letture di testamenti in certe famiglie. Cambiò nome. Pds (Possiamo Diventare Socialisti?). Ebbe fiuto, fece bene. Con il vecchio nome, in breve il Pci sarebbe diventato il partito più piccolo del mondo. Però non ebbe più polso, Achille. O forse fu imprigionato, non si sa. Si fermò al nome. Lasciò a capo del partito, e tra i quadri, i piccoli mandarini portatori di ombrelli di Berlinguer. “L’americano” Veltroni, la volpetta D’Alema. Ben presto, l’americano e la volpetta estromisero il pallido Achille. Si presero il partito. Da una parte diventò una parodia degli studios di Hollywood, dall’altra – meravigliosa definizione di Guido Rossi - “l’unica merchant bank dove non si parla l’Inglese”.
Dopo, si sa. Tangentopoli. Berlusconi. La gioiosa macchina da guerra subito nel burrone. La fusione fredda tra Pds e cattolici. Prodi... Achille si asserragliò nel suo buen retiro di Maremma. Spesso al ristorante La Quercia. Poi l’oggi. Il turborenzismo. Le Dracula - gattemorte. Veltroni fa il cinema. Quel che resta del Pd. Prendi questa mano, Zingaretti.
Il pallido Achille è stato sfortunato. Travolto da onde giganti. Però, come Vasco, è ancora qui. Questo libro è il suo diario di bordo. E continua, oggi, ad osservare l’eclissi con ill suo pezzetto di vetro che ha annerito ben bene. Per vedere se un giorno rispunterà nel cielo qualche forma di sinistra.
Noi, intanto, soffriamo ancora del tallone di Achille. Sarà dura. —
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