Il Tirreno

Grosseto

il processo 

La lite con i vicini finisce in aula Condannata per stalking

F.G.
La lite con i vicini finisce in aula Condannata per stalking

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SCANSANo. Poteva sembrare una lite tra vicini di casa, anche banale, almeno apparentemente. Una serie di dispetti (come ad esempio chiamare i carabinieri lamentandosi della lavatrice accesa, nel cuore della notte, quando invece era spenta) che, ripetuti nel tempo, hanno finito per causare il rinvio a giudizio - per stalking - di madre e figlia di nazionalità russa. Oxana Panteleeva, 45 anni, e Sofia Panteleeva, 25, sono state processate. Il vice procuratore onorario Fidelia Dompetrini, ha chiesto l’assoluzione per la figlia e la condanna a un anno di reclusione per la madre della ragazza, per il reato di stalking. Il processo, celebrato dinanzi al giudice Andrea Stramenga si è concluso con l’assoluzione della ragazza e con la condanna a sei mesi con pena sospesa per la madre, oltre al pagamento dei danni per le parti civili (seimila euro in totale), rappresentati dall’avvocato Pierfrancesco Angelini e le spese processuali.

I fatti che erano stati contestati alle due donne, difese dall’avvocato Alessandro D’Amato erano tutti concentrati in pochi giorni del mese di giugno del 2015 ma secondo l’accusa gli episodi si sarebbero ripetuti addirittura dal giugno 2012. Una sera avrebbero chiamato i carabinieri lamentandosi che i vicini avevano avviato la lavatrice: era l’1,30 di notte e i carabinieri avevano telefonato ai presunti “colpevoli” dell’avviamento. Ma nessun apparecchio sarebbe stato in funzione a quell’ora. Il giorno dopo, uno dei vicini sarebbe stato offeso dalla madre, che avrebbe anche mostrato il gesto delle corna. Ancora, un’altra vicina sarebbe stata offesa e minacciata, sempre dalla madre. La figlia invece sarebbe entrata in azione il giorno successivo: avrebbe di nuovo offeso e minacciato la vicina. Il giorno dopo ancora, ecco di nuovo la madre, prendere di mira la vicina: «Io mi sto lavando, finisci di sbattere le lenzuola mentre faccio la doccia» e poi una serie di parole offensive, tutte dettagliate nel capo di imputazione, che ha raccolto le considerazioni esposte nella querela presentata dai vicini.— F.G.

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