Il Tirreno

Grosseto

il dramma delle operaie 

Fallimento ex Mabro Ancora niente Tfr

Giulia Sili
Fallimento ex Mabro Ancora niente Tfr

Roberta ha lavorato nella fabbrica di abbigliamento 23 anni Ora rischia di perdere la casa: «Non è scontato mangiare»

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L’attesa dura da cinque anni e di quei soldi, circa 20mila euro di quello che resta del trattamento di fine rapporto, ancora non c’è traccia.

Era il 2013 quando Roberta Pericciuoli, follonichese di 57 anni, ha messo per l’ultima volta piede dentro alla Mabro, la storica azienda di abbigliamento maschile di Grosseto, dichiarata fallita a dicembre 2016 dopo due anni di amministrazione controllata. Da allora è seguito un periodo di cassa integrazione per molte delle ex dipendenti ma ancora non tutto è risolto e in molte aspettano ancora quei soldi: «Sono giovane per andare in pensione e vecchia per trovare un lavoro - dice Roberta – su quei soldi, che mi spettano di diritto, ci faccio molto affidamento perché oggi mi trovo in difficoltà economica, ma sembra che non ci sia modo di ottenerli».

Dopo la chiusura della fabbrica Roberta si è trasferita a Scarlino Scalo per avvicinarsi alla madre che vive a Follonica: «mi ero trasferita a Grosseto per lavorare in quella fabbrica maledetta dove sono rimasta per molti anni – dice – ma poi per me non ha più avuto senso vivere là e quindi mi sono avvicinata di nuovo a mia madre».

Roberta, come molte delle sue colleghe, ha passato dentro alla Mabro 23 anni. «È una vergogna – si lamenta l’ex operaia – perché non c’è verso di avere il trattamento di fine rapporto e l’Inps non mi sta dando risposte». «Sono passati cinque anni e ancora non si parla di trattamento di fine rapporto – continua Roberta – adesso mi trovo in difficoltà senza lavoro e senza ammortizzatori sociali. Devo anche restituire i soldi del Bonus Renzi, più di 350 euro, ci sono le spese della casa di Scarlino, le bollette e inoltre nel mio palazzo è stata fatta una manutenzione straordinaria e adesso devo pagare 500 euro. Poi, ovviamente, devo mangiare anche se non è così scontato. Di fronte a tutto questo si permettono comunque di non darmi quei soldi, che mi spettano di diritto. La rabbia è grande perché quelli sono soldi che mi sono guadagnata con il mio lavoro, non è che mi devono dare un prestito».

L’ex operaia è seguita dall’avvocato Sandro Nunzi che per la Uil assiste altre sessantacinque ex dipendenti Mabro: «Abbiamo iniziato le pratiche con il fondo di garanzia da un po’ – dice Nunzi – È un fallimento particolare quello della Mabro e c’è una situazione ingarbugliata ancora da sciogliere. La signora Pericciuoli è in una situazione di profonda difficoltà e questi ritardi sono ovviamente fonte di preoccupazione per lei. Abbiamo fatto firmare le autocertificazioni alle dipendenti e l’Inps si sta impegnando per fare i pagamenti dovuti. Spero che a breve la situazione si sblocchi ma potrebbero volerci ancora qualche mese».

Un tempo lunghissimo di fronte alle difficoltà economiche: «Ho molte spese – conclude Roberta – e se non mi danno i miei soldi rischio di farmi pignorare la casa e la macchina, per colpa di questa situazione sto vivendo un grosso disagio. Mio cugino mi aiuta quando può ma io non posso stare ad aspettare i suoi soldi, non è giusto. Così non va e io non mi sento tutelata da nessuno, sono abbandonata a me stessa con tutte le mie ragioni». —

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