Il dolore
Chiavi e grimaldelli hi-tech In città un centro unico al mondo
Sergio Bigoni, serraturiere ed esperto di lockpicking, apre il suo Luxury tools: un laboratorio di duplicazione ma anche progettazione, collaudo, sviluppo e consulenza per le forze dell’ordine
la storia
Doveva essere un semplice laboratorio di duplicazione delle chiavi. Tra quelle chiavi, però, ce n’è una speciale, che riesce ad aprire il “cassetto” dell’ingegno, della competenza e della professionalità.
Ed è con questa chiave che Sergio Bigoni, serraturiere, ha deciso di fare le cose in grande e mettere su un’impresa unica: duplicazione chiavi, sì, ma anche progettazione, collaudo, sviluppo, assemblaggio e spedizione di grimaldelli per porte, porte blindate, serrature a pompa, casseforti, auto, oltreché di consulenza e formazione per le forze dell’ordine e con sala scientifica per eseguire perizie per i tribunali. La prima e unica in Italia, forse nel mondo, a livello forense.
Si inaugura sabato in via Mazzini 11 Luxury tools. Bigoni, perito del Tribunale di Grosseto, è uno dei massimi esperti al mondo di lockpicking forense, la scienza che studia come sono state aperte le serrature, nata negli Stati Uniti e che Bigoni sta da anni traghettando in Italia a beneficio delle forze dell’ordine. Bigoni presta la propria opera e consulenza a questure, procure, servizi di intelligence, agenzie private e alle stesse case produttrici di serrature, che gli inviano i propri prodotti per testarli.
«Un hacker meccanico», sorride Bigoni mentre fa strada nel fondo, riaperto grazie a lui dopo oltre vent’anni.
Il laboratorio all’esterno si presenta modesto: un piccolo ingresso nell’ultima appendice di un palazzo che si affaccia sulle Mura. L’interno, però, svela un ambiente inimmaginabile. Al livello della strada, passata una passerella, c’è l’area aperta al pubblico e dedicata alla duplicazione delle chiavi con duplicatrici elettroniche di nuova generazione, dotate di banche dati delle chiavi delle varie marche. «Questo consente di fare non copie ma vere e proprie chiavi originali, come appena uscite dalla casa madre», spiega Bigoni. Il cliente da uno schermo può seguire tutto il processo. È anche possibile ricostruire una chiave partendo dalla sola serratura.
Ma è scendendo nel piano sotterraneo, nel cuore delle Mura, che il laboratorio cambia volto e mostra il suo lato scientifico e affascinante, un po’ alla James Bond, un po’ alla Csi. Il Tirreno ha visitato i locali in anteprima e in esclusiva. La zona sarà infatti accessibile solo agli addetti ai lavori e alle forze dell’ordine. Anche il fotografo del Tirreno deve fare attenzione: alcuni strumenti non solo fotografabili per questioni di sicurezza. Tanto che non a caso è stato scelto proprio questo fondo nelle viscere delle Mura: «Hanno retto battaglie e guerre mondiali», sorride Bigoni. Che spiega. «Il materiale di nuova produzione è di uso esclusivamente governativo e il nostro sforzo è di farlo rimanere tale. Basta che ci scappi una foto o un video e che comincino a circolare su Internet, che diventano riproducibili». E quando uno strumento capace di aprire porte e portiere cade nelle mani sbagliate, è facile intuire le conseguenze.
D’altro canto è proprio nel momento in cui tale strumento diventa “pubblico” che la legge consente di commercializzarlo. Tanto che su Internet si trova di tutto, perfino alcune versioni del “kit bulgaro”, la più famosa tra le valigette di grimaldelli e altri arnesi per aprire serrature. La stessa Luxury tools li vende dal proprio sito internet.
Compito delle forze dell’ordine è precedere tecniche e strumenti. Ed è qui che entra in gioco Bigoni e il suo laboratorio grossetano. Nel piano interrato – isolato e con apertura su impronta digitale – trovano spazio una sala riunioni con espositori che sarà usata per la formazione e l’aggiornamento delle forze dell’ordine, «non solo italiane», precisa Bigoni. C’è quindi la sala scientifica, dove si eseguiranno le perizie, compresi gli incidenti probatori, per i Tribunali, sotto la videoregistrazione di quattro telecamere. «Abbiamo banche dati da 500 graffi a grimaldello. Un numero enorme», dice Bigoni. Quindi il laboratorio meccanico, con attrezzature di vario tipo, comprese due stampanti in 3D per lavorare il grafene, un materiale aerospaziale che qui verrà usato in via pioneristica. Alle pareti, scomparti con montagne di serrature, chiavi, attrezzature, marchingegni meccanici, strumenti digitali, video. E strani arnesi. Bigoni ne impugna uno e lo inserisce in una serratura. «Sentite il “tac”?», chiede. Pochi secondi e la serratura si sblocca. «È una di quelle usate nelle auto e, per aprirla, con questo turbodecoder non ci sono voluti più di dieci secondi», sorride.
Un brivido corre nella schiena. Ma per fortuna qui siamo dalla parte della legge. —
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