Il Tirreno

Grosseto

il caso 

«Querelo la casa di cura Mia madre è morta dopo una caduta dal letto»

P.S.

La donna aveva 90 anni: il figlio chiede alla Procura di accertare se nella struttura siano state osservate le prescrizioni per garantire l’incolumità

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GROSSETO. «Non ho mai creduto che mia madre potesse arrampicarsi sulle staffe poste attorno al letto. Non aveva alcun segno di urto, fatta eccezione per un ematoma sulla parte sinistra del cranio. I medici hanno sempre escluso che si potesse trattare di ictus o ischemia».

Queste parole sono di Franco Gallo, grossetano di 62 anni, che ha depositato alla Procura una denuncia-querela nella quale si chiede di ravvisare le eventuali responsabilità nella morte della madre, Adelaide Papalia, classe 1928, avvenuta il 18 gennaio 2019 al Policlinico delle Scotte di Siena. Anche la signora Adelaide, di origini calabresi, abitava in città. Gallo, assistito dall’avvocato Simone Falconi, non punta il dito contro le aziende sanitarie di Toscana e Lazio: chiede invece alla magistratura se nella casa di cura di Tarquinia dove la donna era ricoverata siano state poste «in essere tutte le prescrizioni previste per la salvaguardia» di sua madre.

Nella querela, Gallo fa la cronistoria delle cure ricevute dalla madre, a partire dal ricovero al Misericordia finito negli ultimi giorni di settembre 2018. Poiché l’anziana donna, 90enne, doveva essere accudita continuamente durante il giorno, il figlio aveva rintracciato una residenza ritenuta adatta allo scopo, a Tarquinia, proprio perché specializzata nelle patologie delle persone anziane. «Ero stato rassicurato dal direttore», aggiunge Gallo nella querela, ricordando che inizialmente aveva notato quello che gli era parso un numero non adeguato di personale in considerazione delle esigenze degli ospiti. E così la donna era stata ricoverata, dal 1° ottobre. Quando Gallo andava a trovarla, la madre si lamentava di essere maltrattata da un uomo al lavoro nella struttura. Il 2 gennaio scorso il signor Franco era stato avvertito per telefono dalla casa di cura: «Intorno alle 4.30 sua madre è caduta dal letto». Era seguito il ricovero all’ospedale di Viterbo: la donna era andata in coma. Il figlio aveva cercato informazioni: gli era stato ribadito che la signora Adelaide aveva scavalcato le sbarre del letto e aveva sbattuto la testa per terra.

A Gallo non erano state date speranze di sopravvivenza della madre: così aveva organizzato il trasporto a Grosseto (in ambulanza, il 4 gennaio) e da qui Siena, centro specializzato per il trattamento di quella patologia (in elicottero, il 6 gennaio). Nel frattempo l’anziana donna si era svegliata dal coma, dove sarebbe caduta a causa di un edema molto esteso. A Siena un intervento chirurgico era stato giudicato non possibile. Le condizioni erano poi peggiorate fino al sopraggiungere del decesso. Gallo scrive nella querela che il corpo era rimasto sequestrato «perché le circostanze della morte non risultavano chiare e anzi facevano apparire come probabile una morte violenta». Da tutto ciò l’azione giudiziaria. — P.S.

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di Redazione web