Gioco
Doppiette contro il piano che tutela il lupo «Toglie ettari a chi fa caccia al cinghiale»
La braccata a ridosso di parchi e riserve diventa fuorilegge perché stressa il predatore. «Perdiamo il 70% dei distretti»
Un intero movimento – i cacciatori del cinghiale, in Maremma migliaia di praticanti – si ribella al Piano-lupo, «frutto di approssimazione scientifica e luoghi comuni» commenta Davide Senserini, coordinatore grossetano della Cct, che riunisce Arct, Federcaccia e Anuu. Perché a dimostrare come la caccia in braccata non abbia ostacolato la diffusione del lupo è la storia stessa di questa disciplina, che in provincia di Grosseto registra da sempre record significativi per numero di squadre, doppiette residenti e ospiti, abbattimenti. Lo stress evidentemente non ha condizionato il ritorno del predatore, se è vero che quella grossetana è area a alta densità di lupi.
pastori e doppiette
In Maremma, la questione lupo tiene drammaticamente la scena ormai da diversi anni, nei termini ben noti della difficilissima convivenza con il settore dell’allevamento. I cacciatori, pur manifestando solidarietà nei confronti degli allevatori messi in ginocchio dalla piaga della predazione, non avevano mai preso parte alla discussione, forse per non dare in pasto all’opinione pubblica l’idea di un interesse venatorio per il lupo.
la regola nel mirino
Da una parte la caccia, dall’altra la gestione faunistica. Ora, però, sono cambiate le carte in tavola. Il recente documento presentato dal ministro Sergio Costa e dal Governo – il cosiddetto Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia – chiama in causa tutti coloro che praticano la caccia al cinghiale, accusandoli di arrecare disturbo alle popolazioni di lupo con le tradizionali braccate. Il ministro ha proposto così di inibire la “braccata” in alcune zone a suo parere sensibili: aree contigue a parchi, riserve, Sic, Sir, Natura 2000..., togliendo superficie (circa il 70%) ai distretti di caccia al cinghiale.
i dati
Al fianco di Senserini, ci sono anche le rappresentanze di Arct (Francesco Rustici), Fidc (Luciano Monaci) e Anuu Migratoristi (Maurizio Capitini). Ieri i cacciatori hanno mostrato alcuni dati, sotto forma di grafici e tabelle, dove si vede bene come lo stato di salute delle popolazioni di lupo nella nostra provincia sia andato nel tempo migliorando sensibilmente, pur essendoci una sovrapposizione pressoché totale tra gli areali dei branchi e i distretti di caccia al cinghiale. «I dati che mostriamo – attacca Monaci – derivano da due importanti progetti scientifici che hanno stimato, a più riprese, la consistenza della popolazione lupina in Maremma: il Life MedWolf e il progetto di monitoraggio e cattura di ibridi della Regione. La braccata, come praticata in Maremma, non ha mai impedito al lupo di prosperare. È quindi follia pura sottrarre territorio alla caccia al cinghiale, perché questa scelta non ha nulla a che vedere con il benessere del lupo, ma rischia invece di produrre uno squilibrio nel controllo degli ungulati, altro problema ben noto e che affligge il settore agricolo».
l’allarme
«La proposta del ministro Costa, se troverà applicazione – osserva Rustici, presidente dell’Associazione regionale cacciatori toscani – produrrà, in provincia di Grosseto, la perdita di centinaia di ettari per le squadre organizzate di caccia al cinghiale, e inciderà sensibilmente sul numero degli abbattimenti, circa 20-25mila all’anno in Maremma e 80mila in Toscana; tali numeri trovano spiegazione soprattutto nella tecnica della braccata, che rappresenta lo strumento più efficace di contenimento della specie. Il primo atto del Governo a trazione leghista è questo piano che, senza alcun fondamento scientifico, fa smettere di cacciare il cinghiale a migliaia di persone. Con tutte le conseguenze che ne derivano». –
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