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il giallo in polonia 

Sepolto a Torun: il sindaco «Vogliamo sapere la verità»

Francesca Gori
Sepolto a Torun: il sindaco «Vogliamo sapere la verità»

Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha raccolto l’appello della famiglia di Niccolini A un anno dalla scomparsa, non sono ancora stati inviati i documenti in Italia

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È passato un anno dal funerale di Giuseppe Niccolini, celebrato a Torun, la città della Polonia nella quale l’uomo viveva la sua seconda vita, quella con la donna che aveva conosciuto trent’anni prima in un night club di Livorno, quella trascorsa nel ristorante pizzeria che aveva aperto nel centro storico, quella con il figlio nato da quest’ultima relazione. Qua a Grosseto però, ci sono la moglie dell’imprenditore, Ivana Cesaretti e la figlia Roberta che da allora chiedono di sapere la verità su quello che è accaduto al settantaseienne. Dalla Polonia, gli unici documenti che sono arrivati è un certificato di morte nel quale l’uomo risulta divorziato, anche se il matrimonio con sua moglie non è mai stato interrotto, e il diniego - arrivato per posta pochi giorni fa - dell’istituto di previdenza polacca della reversibilità della pensione dell’uomo, proprio in virtù del fatto che per le autorità di Torun, Giuseppe e Ivana non sarebbero stati marito e moglie quando l’uomo è deceduto. A seguire la vicenda, che ha assunto con il passare dei mesi contorni sempre più grotteschi, è l’avvocato Francesca Carnicelli. E il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, proprio ieri ha incontrato Roberta Niccolini e la madre Ivana Cesaretti nel suo ufficio, per fare il punto della situazione. Annunciando alle due donne, di aver scritto una lettera al suo collega, il sindaco della città di Torun Michał Zaleski, per chiedere la collaborazione dell’amministrazione e delle istituzioni a fare luce su quanto successo nella cittadina polacca. «Vorremmo riportare la salma di mio padre in Italia - dice Roberta - È stato sepolto senza che né io né mia madre fossimo avvertite». Eppure, sapere spettato a Ivana firmare il nullaosta per la sepoltura, perché la moglie di Giuseppe era lei. «Questo è uno degli aspetti centrali di tutta la questione - spiega l’avvocato Carnicelli - Dall’ospedale non siamo riusciti ancora ad ottenere le cartelle cliniche di Niccolini perché, ci hanno detto, sono coperte da privacy». Il settantaseienne non era iscritto all’Aire, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero e per questo, le autorità polacche non hanno avvertito la famiglia in Italia del decesso dell’uomo. «Lo siamo venute a sapere dalla famiglia che aveva là - dice ancora Roberta - Ce lo hanno comunicato al telefono. Noi avevamo chiesto che mio padre venisse messo su un’ambulanza per venire a curarsi qui da noi. Invece, abbiamo saputo del funerale solo a cose fatte». Il dolore di Roberta e di Ivana, in questo anno, non si è affievolito. E per questo il sindaco, una volta conosciuta la vicenda delle due donne e visto che quelle risposte tanto attese non sono ancora arrivate ha chiesto al suo collega, il primo cittadino di Torun, di intervenire. «Da sindaco, mi sono sentito in dovere di contattarla per chiederle una gentile collaborazione - scrive Vivarelli Colonna - il 20 aprile 2017 è morto un cittadino italiano sul suolo polacco, e ad oggi la sua famiglia ancora non sa perché e come sia accaduto. Nessuna autorità li avvisa né pare disposta a fare luce sull’accaduto, anche semplicemente fornendo loro la documentazione sanitaria relativa agli eventi che hanno portato alla scomparsa dell’uomo. Carte la cui visione spetta loro di diritto, in quanto familiari più prossimi dell’uomo deceduto nella sua città». —

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