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Le domande dell’architetto alla città perché rinasca

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grosseto. «La città non si cambia a partire dalla forma ma a partire dai suoi contenuti». L’architetto Simone Rusci offre un nuovo contributo al dibattito sull’urbanistica in città dopo aver introdotto il tema dei vuoti urbani. Lo fa a seguito delle riflessioni del direttore di Clarisse Arte, Mauro Papa, e dell’esponente Pd Lucia Matergi, per Rusci «di particolare interesse per il futuro della città». «Importanti – dice – perché ribadiscono un concetto oggi spesso trascurato, in particolar modo dalla mia categoria professionale, gli architetti, ossia che una città non si cambia a partire dalle sue forme fisiche, dalle strade, dalle piazze, dagli edifici o dagli arredi urbani, ma a partire dai suoi contenuti – dal carattere, dalle idee, dalle relazioni».

Rusci cita un noto principio del movimento moderno negli anni ’20 del Novecento: «Form follows function», la forma segue la funzione. Insomma, sono gli aspetti immateriali a creare e sostenere la forma materiale di ciò che circonda, sia esso un cucchiaio o una città. Come Calvino fa dire al suo Marco Polo nelle “Città Invisibili”: «D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie ma la risposta che dà ad una tua domanda». Proprio da queste domande e dalle riposte dovrebbe ripartire la riflessione politica e urbanistica sul futuro di Grosseto.

«La nostra – dice l’architetto – è una città alla quale sono state fatte in passato domande sbagliate: le è stato chiesto di essere una città storica, una città borghese, una città esclusiva, una città commerciale; domande alle quali non ha saputo né potuto dare risposta. Ha però risposto, e bene, alle domande che le venivano fatte fuori dalle istituzioni: alla domanda di accoglienza, prima con gli amiatini, poi con i veneti, poi ancora con i meridionali e in ultimo con i migranti internazionali; alla domanda di sicurezza, alla domanda di vivibilità, di socialità, alla domanda di una dimensione di vita nella quale prevalgono i rapporti con le persone e i rapporti con l’ambiente; alla domanda di un sistema sanitario funzionante, di un sistema scolastico di buon livello, di un confronto e un controllo diretto tra cittadini e istituzioni. In ultimo alla domanda di libertà». In passato Grosseto ha dato anche importanti risposte culturali, con il lavoro di Bianciardi e di Cassola. «Da questo – dice Rusci – dobbiamo ripartire, dall’invisibile e dall’immateriale che dà forma alla città, dal comprendere le tendenze in atto e dallo sforzo di affrontare una discussione profonda, argomentata e strutturale su cosa è e su cosa diventerà Grosseto. Dal confronto con le esperienze europee più avanzate, ricordandoci che per anni, quelli del Piano Piccinato, tra le esperienze più avanzate c’eravamo anche noi. Non abdichiamo alla tecnica e ai tecnici le scelte sulle città, riportiamole nelle strade, nelle piazze e nelle aule delle istituzioni». —

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