Il Tirreno

Grosseto

Gioielliere legato e rapinato nel negozio, finisce in carcere anche il quarto uomo

Francesca Gori
Gioielliere legato e rapinato nel negozio, finisce in carcere anche il quarto uomo

Era partito per l’estero per lavoro, la mattina di Pasqua i carabinieri lo hanno arrestato vicino alla stazione di Follonica

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GROSSETO. Anche il quarto uomo che faceva parte del commando che ha rapinato il gioielliere Luciano Malucchi, è rinchiuso nel carcere di via Saffi a Grosseto dalla mattina di Pasqua. La sorpresa, il quarantaquattrenne di origini napoletane che vive a Follonica, non l’ha trovata nell’uovo, ma vicino alla stazione della sua città, dove è arrivato domenica mattina per recuperare la sua auto, che aveva lasciato nel parcheggio prima di partire per l’estero per un viaggio di lavoro.

Raffaele Milo non era salito su un aereo diretto in un paese dell’Est Europa per sfuggire alla custodia cautelare in carcere richiesta dal sostituto procuratore Giampaolo Melchionna e ordinata dal giudice per le indagini preliminari Giovanni Muscogiuri e i carabinieri, infatti, non lo hanno mai perso di vista, nemmeno durante la sua breve permanenza all’estero. Milo aveva prenotato il volo sia per l’andata che per il ritorno e i militari sapevano che quello non sarebbe stato un tentativo di far perdere le proprie tracce. Mentre il suo complice, Gennaro Bassolino, anche lui 44 anni, finiva in carcere mercoledì scorso e le due donne accusate di aver preso parte alla rapina (Arcangela Pellegrini ) e di ricettazione (Erika Talone), finivano ai domiciliari, lui non era più in Italia. I carabinieri però sapevano dove trovarlo e sapevano anche sarebbe rientrato da lì a poco. E infatti, la mattina di Pasqua Milo (difeso dall’avvocato Stelio Pugi), è tornato a Follonica ma la festa l’ha trascorsa nel carcere di via Saffi. Il quarantacinquenne è accusato di essere entrato, la sera del 22 marzo, insieme a Bassolino, a Pellegrini e a un altro uomo che aveva il volto coperto e che i militari ancora non hanno identificato, nell’oreficeria Malucchi in via Colombo. Erano passate da poco le 19 e in tre erano entrati a volto scoperto nella gioielleria, fingendosi clienti. Si erano dapprima rassicurati che il negozio non fosse dotato di telecamere di videosorveglianza poi avevano legato il titolare alla sedia con il nastro adesivo, minacciandolo con una pistola.

Dopo essere usciti con il bottino dall’oreficeria, avevano chiesto l’aiuto di Erika Talone, che è finita ai domiciliari con l’accusa di ricettazione. Anche lei, insieme agli altri tre complici, aveva cercato di rivendere i gioielli e i monili che erano stati portati via dal negozio nei vari compro oro di Follonica e di Piombino, città della quale è originaria. I carabinieri si erano subito messi sulle tracce della banda che - dal furto dell’auto utilizzata la serata della rapina, avvenuto la notte prima fino agli arresti, avevano lasciato tracce ovunque. Tracce che sono state utili ai carabinieri a far scattare le manette. 
 

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