Il dolore
«Variante al Casalone, quei 5 milioni dimenticati»
I riflettori sono accesi sull’urbanistica, al centro della commissione che venerdì si è riunita in Comune a Grosseto per discutere le varianti Casalone e Conad che l’amministrazione Vivarelli Colonna vuol approvare.
Lorenzo Mascagni (consigliere Pd) ha chiesto di conoscere i conti della variante residenziale per valutarne l’interesse pubblico. E ha tirato in ballo anche quella che a sua avviso reputa «una piccola dimenticanza» per la quale – in base a una modifica del Dpr 380 del 2001 (testo unico in materia edilizia) - «i Comuni sono obbligati a prelevare almeno il 50% del plusvalore dell’area come contributo straordinario in caso di varianti urbanistiche. Per il Casalone si parlerebbe di un importo non inferiore a 5 milioni e 100 mila euro che il privato dovrebbe versare insieme agli oneri concessori, come contributo straordinario. Un contributo finora mai citato né dall’assessore all’urbanistica (Fabrizio Rossi, ndr) – dice Mascagni - né dagli altri esponenti della giunta e del quale vorremmo conoscere da subito l’entità stimata dato che questa, a detta della norma che la prescrive, “attesta l’interesse pubblico” tanto spesso citato e cercato». In commissione, dice, non sono state date risposte.
Mascagni cita l’inquadramento normativo. «Nel 2014 – spiega - è stato modificato l’articolo 16 del Dpr 380, quarto comma, lettera d/ter che prevede che quando vi sono interventi attraverso varianti urbanistiche che determinano un maggior valore dell’area, si debba (i privati debbano) versare un contributo straordinario che l’amministrazione deve applicare in misura non inferiore al 50% dell’aumento di valore dell’area. Un contributo straordinario che in base alla legge attesta l’interesse pubblico. Secondo i nostri calcoli – dice Mascagni - l’area del Casalone vale, in quanto terreno agricolo, 161mila euro. Se viene approvata la variante diventa un’area edificabile con 20mila mq di Sul per cui acquisterebbe un valore di 10 milioni e 300mila euro. La differenza e il maggior valore acquistato dopo la variante sarebbero di circa 10 milioni e 200mila euro. E se si applicasse questo contributo straordinario (a noi parrebbe di sì e come dice la legge dovrebbe essere in misura non inferiore al 50%) per la variante/Casalone il Comune incasserebbe più di 5 milioni, in aggiunta agli oneri di urbanizzazione». Dal punto di vista procedurale – prosegue Mascagni – «la stessa legge al 5ª comma demanda alla Regione il compito di individuare i criteri di calcolo, ma in attesa della delibera regionale sono i Comuni a dover provvedere in via provvisoria con delibera di consiglio a stabilire i criteri di calcolo e la misura del contributo straordinario, sempre per legge non sotto il 50% del plusvalore ottenuto. Sarebbe opportuno che l’amministrazione desse risposte su come si sta muovendo, o in caso negativo sul perché essa ritiene che non debba essere applicata la norma nel caso di queste varianti. Sarebbe il caso di dare risposte ai diretti interessati dalla variante, ai consiglieri e ai cittadini, trattandosi di interesse pubblico e di soldi a beneficio delle casse pubbliche». —
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