Il dolore
Casalone e Scansanese, scontro in commissione. Rossi: "Avremo delle opere"
Pd e Lista Mascagni chiedono di poter verificare l’effettivo interesse pubblico. Calcolati 239 appartamenti
GROSSETO. Non sono bastate due ore di discussione, a tratti tesa. La commissione urbanistica, riunita ieri per discutere le due varianti Casalone e Conad – che l’amministrazione Vivarelli Colonna vuole approvare e sulle quali l’opposizione vuole vederci chiaro – non ha sciolto i nodi. Dopo l’acceso dibattito sulla stampa, Pd e Lista Mascagni hanno chiesto ufficialmente all’assessore all’urbanistica Fabrizio Rossi (Fdi) di conoscere i conti della variante residenziale per valutarne l’interesse pubblico. Hanno anche chiesto perché scelte così importanti per il futuro della città siano state prese alla vigilia del Piano operativo, senza aspettare questo strumento che permette maggiore partecipazione. «Che urgenza c’era?», ha chiesto il capogruppo del Pd Lorenzo Mascagni.
Rossi ha parlato di una «scelta politica. Siamo qui per prendere decisioni e fare delle scelte». Ha ricordato che «il 45% del Regolamento urbanistico non è stato attuato» e che servono strumenti urbanistici più veloci. «Le varianti non ce le chiede il Papa o il presidente del consiglio, ma gli operatori privati che ci hanno indicato una strada da percorrere». Le abitazioni che la variante Casalone prevede sono inoltre di qualità. «Noi – ha detto l’assessore – non faremo la 167 nord, non faremoi palazzoni di via Grecia, non faremo i palazzoni del Casalone: queste nuove operazioni daranno valore alla città». Quanto all’interesse pubblico, ha detto l’assessore, è dato dalle «opere pubbliche» che «il proponente (il costruttore) farà in tempi brevi»: sulla Scansanese una rotatoria e la sistemazione della viabilità; al Casalone un centro polifunzionale di 400 metri quadrati. «In più si ipotizzano 3 milioni di euro di oneri che il Comune incassa», ha aggiunto Rossi.
Ma proprio sulle cifre e sul loro calcolo si è consumato lo scontro più aspro. «Il valore attuale dell’area è circa 160mila euro – ha detto Mascagni –. Ma appena premo il tasto qui del banco in consiglio comunale e la variante viene approvata, quanto aumenterà quel valore?».
La domanda manda su tutte le furie i consiglieri-commissari di maggioranza. Volano parole come «inaccettabile» e «sei da ricovero». Il consigliere Bruno Ceccherini (Fdi) si avvia verso l’uscita in cima all’aula, poi rientra.
Pd e Lista Mascagni in realtà hanno già abbozzato dei calcoli nei giorni scorsi. Il plusvalore per il proprietario dell’area, in caso di approvazione della variante, sarebbe di 10,2 milioni di euro.
Quanto all’Imu, sempre secondo calcoli del centrosinistra, nella remota ipotesi che tutti gli appartamenti diventino seconde case il Comune incasserebbe circa 257mila euro all’anno. Nella più prudente ipotesi che le seconde case siano il 50%, e aggiungendo oneri del sottopasso e Imu sui terreni edificabili, il Comune incasserebbe 2,23 milioni all’anno, mentre il privato, tra plusvalore del terreno e il cosiddetto profitto del promotore, incasserebbe 12,6 milioni di euro. Cifre che tuttavia non è stato possibile verificare. «Calcolare gli oneri non si può: variano a seconda delle tipologie del costruito», ha chiosato Ceccherini. Mascagni ha comunque chiesto che ai consiglieri vengano forniti i calcoli precisi.
Verso la fine della seduta Ceccherini puntualizza comunque il numero degli appartamenti (calcolando una media di 85 metri quadrati ciascuno): «179 saranno di edilizia residenziale privata (75%), 48 di edilizia residenziale sociale (20%) e 12 di edilizia sociale residenziale pubblica(5%)». In totale dunque 239 appartamenti.—
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