Il Tirreno

Grosseto

l'indagine

Rapinarono gioielleria: tre arresti

Francesca Gori
Rapinarono gioielleria: tre arresti

I carabinieri hanno individuato gli autori del colpo all'oreficeria Malucchi di Follonica: rivendevano gioielli per comprare cocaina

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FOLLONICA. Il 22 marzo si erano presentati alla gioielleria Malucchi di Follonica, si erano finti clienti e avevano rapinato il titolare, legandolo a una sedia nel retrobottega e minacciandolo con una pistola. Ora i carabinieri della compagnia di Follonica, hanno dato esecuzione a un'ordinanza cautelare emessa dal  del Tribunale di Grosseto, su richiesta della Procura nei confronti dei tre persone: un uomo è finito in carcere, mentre due donne sono agli arresti domiciliari per i reati di rapina aggravata dall'uso di una pistola, furto aggravato e ricettazione. La rapina era stata consumata, il 22 marzo 2019, alle 19 circa, ai danni della "gioielleria Malucchi" di Follonica, da quattro persone (tre uomini e una donna), dei quali un uomo e una donna, sono tra gli attuali tre arrestati. In quella circostanza i banditi, dopo essersi introdotti nel negozio fingendosi clienti, avevano dapprima minacciato il titolare con una pistola e, quindi, lo avevano immobilizzato nel retrobottega, legandolo con nastro adesivo. Quindi, dopo essersi assicurati che il locale fosse privo di videosorveglianza, si erano impossessati di gioielli in oro e argento e poi si erano dati alla fuga. Le prime indagini dei carabinieri hanno subito consentito di individuare alcuni canali di smercio della refurtiva, tra cui anche dei "compro-oro", in particolare uno di Follonica in cui, il giorno successivo alla rapina, l'uomo e la donna che sono stati raggiunti dall'ordinanza di custodia cautelare e che hanno una relazione, si erano recati, in successione tra loro, per tentare di vendere alcuni dei gioielli provento della rapina. Ulteriori approfondimenti investigativi hanno, poi, documentato altre cessioni della refurtiva effettuate dagli autori della rapina, tese a monetizzarne il provento, per il successivo acquisto di droga. Gli autori della rapina sono, infatti, abituali consumatori di cocaina.

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Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali sono emersi i vari tentativi di cessione della refurtiva: dall'ambientale, in particolare, è risultato addirittura che i rapinatori avevano tentato di cedere la merce direttamente a uno spacciatore nordafricano da cui si rifornivano (non identificato), in cambio della sostanza. Responsabile del solo reato di ricettazione è risultata invece essere la secondda donna che è stata messa ai domiciliari che in più occasioni aveva ricevuto e rivenduto o tentato di rivendere (per conto degli indagati) parte dei gioielli trafugati, ricavandone in cambio denaro e droga.

Il primo riscontro investigativo è costituito dal fatto che i monili venduti o comunque offerti in vendita da parte dei soggetti in questione ai titolari dei negozi di "compro oro" (e da questi fotografati) sono stati riconosciuti dal titolare della gioielleria rapinata. Ulteriore importante riscontro investigativo è rappresentato, inoltre, dal rinvenimento, da parte dei carabinieri, sotto casa della coppia, di una Panda rubata a Gavorrano, poche ore prima della rapina (come documentato anche da videoriprese di telecamere esistenti in zona), verosimilmente utilizzata dalla banda per assicurarsi la fuga (come dimostra il ritrovamento di alcuni piccoli monili in oro, con ancora attaccata la targhetta della gioielleria rapinata, evidentemente sfuggiti al controllo dai rapinatori durante le fasi concitate della fuga successive alla rapina e rinvenuti, a seguito di accurata ispezione da parte dei militari, nella parte reclinabile dei sedili).

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