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Morì all’ospedale di Grosseto Serve una nuova perizia

A.F.
Morì all’ospedale di Grosseto Serve una nuova perizia

Deanna Utzeri fu trasferita dal Sant’Andrea al Misericordia poi fu rimandata indietro Tre medici a processo, chiesto l’abbreviato

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massa marittima. Occorre una perizia terza che faccia piena luce su quel che è accaduto in quei primi mesi del 2017, quando una donna follonichese di 78 anni venne ricoverata e trasferita in vari reparti tra Grosseto e Massa Marittima, prima di entrare in coma e morire il 2 marzo.

Una vicenda per cui sono a processo tre medici: due del pronto soccorso del Misericordia, Sabina Carucci, difesa dall’avvocato Luciano Giorgi, e Guya Monti, difesa dall’avvocato Giovanni Mati del foro di Prato, e uno del Sant’Andrea, Alessandro De Palma, difeso dall’avvocato Massimo Rossi. I tre sono accusati di omicidio colposo. Durante l’udienza preliminare, il giudice Marco Mezzaluna ha disposto l’incarico a un collegio peritale che ripercorra sulla base delle cartelle cliniche l’accaduto: l’incarico è stato affidato a Carlo Nozzoli, direttore del reparto medicina legale di Careggi, e Martina Focardi, docente dell’Università di Firenze. I difensori hanno chiesto il giudizio abbreviato subordinato alla perizia che è stata disposta dal gup, d’accordo con il sostituto procuratore Anna Pensabene.

I periti dovranno ricostruire tutta la vicenda a partire dal 23 gennaio 2017, quando Deanna Utzeri venne portata all’ospedale di Massa Marittima a causa di quello che era stato poi diagnosticato come un sanguinamento interno dovuto alla lacerazione di un vaso. Trasferita lo stesso giorno a Grosseto la 78enne, dopo essere stata tenuta in osservazione breve intensiva per 24 ore, fu riportata a Massa Marittima. Un aggravamento delle sue condizioni costrinse però a un nuovo trasferimento a Grosseto dove, a causa di un arresto cardiaco entrò in coma. Dopo essere stata ricoverata in rianimazione la donna, in seguito a un miglioramento, fu trasferita prima a subintensiva e poi alla neurologia dove è morta per «arresto cardiaco acuto – questo il risultato dell’autopsia – causato da un’alterazione del ritmo spinta fino all’asistolia, non potendo escludere un’ischemia acutissima del miocardio da vasospasmo».

Il figlio della donna, assistito dall’avvocato Marco Frigo di Padova, presentò un esposto alla Procura. — A.F.

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