La manifestazione
«Patto con la destra, il Pd è un’altra cosa»
L’ex segretario Bicicchi accusa il sindaco Giuntini dopo l’accordo con i repubblicani per le elezioni
massa marittima. Dopo le dimissioni da segretario dell’unione comunale di Massa Marittima, Paolo Bicicchi esce dal silenzio e parla apertamente dell’accordo fatto dal sindaco Marcello Giuntini con l’area repubblicana in vista delle amministrative. Parole dure quelle di Bicicchi: l’accusa per Giuntini è di aver trattato il partito «come fosse una cosa sua». «Un accordo – spiega l’ex segretario – indebitamente impegnativo per il Pd, che contiene indirizzi elettorali di destra liberista mai discusso negli organi del Partito Democratico». Bicicchi spiega che il Pd dal 16 gennaio 2019 ha confermato Giuntini per un secondo mandato elettorale e ha stabilito di lavorare congiuntamente per confrontarsi con gli attori politici al fine di ampliare il più possibile alleanza con le forze del centrosinistra e con quelle laiche moderate. Il confronto era quindi in fase di sviluppo.
«Una volta ottenuta la ricandidatura, Giuntini ha però operato per suo conto – dice – sottoscrivendo con l’area laico-repubblicana un accordo pesantissimo di fatto in nome e per conto del Pd, in totale dispregio degli organi nel partito stesso, volutamente esclusi e informati solo a cose fatte». L’ex segretario ricorda alcuni punti dell’accordo: «Si parla di destinare indicativamente 8 ettari di collina dall’ospedale verso Schiantapetto ad edilizia signorile di pregio, descritta come modello Punta Ala. Ma anche di convertire il lago dell’Accesa, dal libero bene comune, ad uso turistico di pregio con balneazione a pagamento». «Praticamente – deduce Bicicchi – con un paese in crisi demografica e centinaia di appartamenti vuoti, si propone un piano di edilizia per ricchi, mentre il lago dell’accesa per due terzi viene di fatto privatizzato e trasformato in una piscina a pagamento». Per l’ex segretario quell’accordo costituirebbe «un insulto all’elettorato al quale si dovrebbe invece parlare di lotta alle povertà vecchie e nuove e di come affrontare la mancanza di lavoro». «Il Pd – continua Bicicchi – non è un autobus su cui salire per farsi candidare. Non ci sto a questo gioco al massacro del Pd e non ci sto a questi giochi indegni per il potere. Mi sono dimesso per non avallare tutto questo e per non offrire con la mia storia personale una foglia di fico con cui coprire un modo di fare politica che non mi appartiene». E conclude: «Non mi interessa una vittoria di Pirro, mi interessa il bene del partito; mi sono dimesso per riaffermare le ragioni della buona politica». — G.S.
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