Il Tirreno

Grosseto

«Il futuro di Grosseto è nella cura del presente Facciamo pulsare il centro di vita vera»

«Il futuro di Grosseto è nella cura del presente Facciamo pulsare il centro di vita vera»

L’ex consigliera Lucia Matergi si inserisce nel dibattito sulla città «Ottima la riflessione sui vuoti urbani: si tratta di riempirli davvero»  

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Lucia Matergi, ex assessora comunale di Grosseto ed ex consigliera regionale, interviene nel dibattito sul futuro della città, che trova spazio ed è sollecitato nelle pagine del quotidiano Il Tirreno.

«Modernità è il contrario di monumentalizzazione. Con tutto ciò che questa tendenza porta con sé di contrario alla vita: immobilità, conservatorismo, decorativismo. Oggi la città è immersa nella modernità anche suo malgrado – dice Matergi – e fa i conti con la deperibilità del passato, anche quello più illustre, sempre e ovunque. Notre Dame brucia, e allora dovremmo piangere sconsolati sul crollo del baluardo dell’eredità storica europea? Ma Notre Dame è un’idea di quell’eredità storica, non ha bisogno di mura e guglie per significare. E sarà ricostruita per quell’idea, in un processo che trova oggi non la prima ma l’ennesima puntata della sua vicenda di simbolo intramontabile. La Francia è ben dentro a questo processo di rigenerazione, fondato sull’immaterialità dei valori culturali e Parigi, con i suoi accostamenti urbanistici arditi e spesso felicemente discutibili, ne è la prova più evidente; in questa consapevolezza la Francia rafforza la propria determinazione a stare comunque nella modernità. Un preambolo sul grande che mi permette di entrare, proprio per l’implicita idea di meticciato, nel dibattito sulla vocazione del piccolo».

«Grosseto piccola città – dice Matergi – capoluogo solo per legge, sorella riconosciuta a malincuore dalle auliche compagne di una regione che non le perdona un passato oscuro e corto. Concordo con Mauro Papa sull’urgenza di liquidare una volta per tutte la smania di inventarsi una storia che non le appartiene, almeno non nei termini delle maldestre evocazioni di momenti inventati. Lo storico dell’arte fissa nel Seicento, un secolo ardito e contraddittorio, l’origine della città. Un principio suggestivo che la prospettiva della modernità autorizza a spostare continuamente e soggettivamente. Anche il Novecento potrebbe essere un altro principio per Grosseto, che dal secondo dopoguerra viene ribattezzata da un pugno di intellettuali che quasi per caso si trovano a operare insieme. Grossetani per nascita o per scelta o per necessità. Pensano a una città che si allarga e cattura la pianura di recente sottratta alla palude, si chiamano Bianciardi e Cassola, Chioccon e Morante. È uno dei tanti inizi che Grosseto può accettare».

Oggi - prosegue Matergi - «il centro cittadino è uno spazio a tratti desertificato ma la sua rinascita non partirà mai da un’operazione di cosmetica facciale. È interessante il riferimento ai vuoti urbani di Simone Rusci e si tratta di riempirli davvero, di persone più che di intitolazioni. Da piccola giocavo sulle mura e ne ho un ricordo allegro e impagabile, ma chi mi accompagnava lì non faceva nessun “metapercorso”, semplicemente abitava lì, in via dell’Unione, dove oggi abitano poche persone e pochissimi bambini. Il tema è questo: far vivere il centro di vita vera, quella degli abitanti non dei visitatori volontari. Il centro di una città trasparente come Grosseto vive se evita gli ingessa menti, invece anche le opere dei writers sembrano qui destinate a sacralizzarsi. Un concorso all’anno ci vorrebbe, per scrivere su quello che è stato scritto, brutto o bello, nato comunque per essere cancellato».

Tra poco - prosegue l’intervento di Lucia Matergi - «la Chelliana riaprirà in via Mazzini e l’operazione sarà riuscita solo se potrà essere volano per presenze reali e dinamiche, altrimenti assisteremo a un restyling come tanti. E per restare nell’ottica della modernità, incombe un grave attentato alla sua incolumità e si chiama guerra tra puri cultori del centro e dannati frequentatori delle periferie, oggi disegnate dai centri commerciali. La città è tutto e Grosseto lo è anche di più. Gli intellettuali hanno un nuovo e determinante compito: esserci, popolare gli spazi vissuti e vivibili, i luoghi e i non luoghi. Dovunque si può e si deve fare cultura, abbattendo barriere snob e praticando il democratico informale. Il futuro di Grosseto è nella cura del suo presente, questa la sua peculiarità e la sua salvezza». —



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