Il Tirreno

Grosseto

Una pennellata rossa e il quartiere Liberty è stato cancellato

Vanna Francesca Bertoncelli Psicoterapeuta

La pista ciclopedonale non tiene nella giusta considerazione la qualità della vita 

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L’INTERVENTO

Anche la città di Grosseto, come ogni città, è molte cose insieme dove si fondono, in un processo complesso ed articolato, spazio geografico e territorio. Nel primo, preesistente, si inserisce l’azione umana che va a caratterizzare quello spazio con valori giuridici, economico-politici, religiosi, affettivi. È il processo di territorializzazione che da origine al paesaggio urbano che, da spazio, diviene luogo: ambiente di vita, di incontri, di relazioni. Ogni quartiere acquista, con il tempo, una sua fisionomia prodotto della storia, dell’architettura, della gente che vi abita. Il paesaggio urbano, elemento fondante dell’identità del territorio contribuisce anche alla formazione della personalità dell’individuo e alla qualità delle relazioni umane. Pertanto, nelle azioni che vanno ad incidere sul paesaggio sono necessarie conoscenza e consapevolezza, competenza e senso di responsabilità.

La Convenzione Europea del Paesaggio riconosce il ruolo determinante del rapporto tra popolazione e luoghi e ai primi di aprile, a Riva del Garda, si è tenuto il XXX Congresso dell’Istituto Nazionale di Urbanistica che indica l’impegno civico della pianificazione urbanistica come azione politica e non come mera tecnica burocratica. Siamo infatti i luoghi in cui viviamo tutti i giorni. Siamo i luoghi che viviamo.

Il percorso ciclopedonale Stazione-Ponte Ombrone disattende tutto questo. Realizzato nei viali Mameli e Sonnino, viali storici di quella Grosseto che, fuori Porta Nuova apre verso la Ferrovia non tiene in alcuna considerazione la qualità della vita di chi nella zona risiede o vi lavora. Il Baldi, nella sua presentazione al Quaderno Didattico, sostiene l’importanza circa «Il riconoscimento e la inventariazione di questo sistema di opere e di infrastrutture che consentono e facilitano la ricostruzione dello spirito e della cultura di quell’epoca, così come resta importante salvaguardarne gli elementi più significativi». Ed ancora «Il nuovo volto della città fu attuato da architetti ed ingegneri di eterogenea formazione rappresentanti di una cultura eclettica che sommavano alla tradizione accademica il nascente linguaggio liberty». «Accanto a questi furono chiamati…anche architetti senesi, fiorentini, romani i quali introdussero elementi di una cultura architettonica più aggiornata».

Grosseto ha il suo quartiere liberty. Un’eccellenza sotto il profilo urbanistico, architettonico e sociale. Qui insistono edifici realizzati negli anni ’20 –’30 del 1900 di pregevole fattura tanto da poter essere definiti di interesse storico-artistico.

Tutto questo cancellato con una pennellata di vernice rossa. È la dissolvenza di un luogo con la sua identità e delle persone che quel luogo abitano. In un approccio di non rispetto di questa parte di città, territorio costituito da edifici, persone con ricordi ed affetti, relazioni.

Le necessità dei residenti, disattese. Il deprezzamento degli immobili, non computato. La penalizzazione delle attività commerciali, ultimo presidio di comunità sul territorio e già in grosse difficoltà, non considerata. L’obiettivo? Fare record. –

Vanna Francesca

Bertoncelli

Psicoterapeuta

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