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Traffico illegale di cuccioli di cane di razza: 14 indagati

Traffico illegale di cuccioli di cane di razza: 14 indagati

Operazione "Crudelia" dei carabinieri forestali di Reggio Emilia in nove province tra cui Grosseto

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GROSSETO. Un'associazione per delinquere per importare illegalmente in Italia centinaia di cuccioli di cani di razze pregiate è stata scoperta dai carabinieri forestali della stazione di Reggio Emilia.

Misure cautelari di divieto di espatrio e di dimora sono state eseguite in nove regioni del centro-nord Italia, in particolare nelle province di Reggio Emila, Piacenza, Ravenna, la Spezia, Bergamo, Monza e anche Grosseto, su disposizione della procura emiliana.

Sono state eseguite anche perquisizioni in abitazioni ed esercizi commerciali nell'ambito dell'operazione chiamata Crudelia, dal nome della protagonista del film "La carica dei 101".

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Ai tre responsabili dell'organizzazione, destinatari delle misure cautelari, sono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di animali da compagnia, maltrattamento di animali, frode in commercio, falsità in atti e truffa.

Altre undici persone sono indagate in Emilia-Romagna, Liguria, Toscana e Lombardia. I dettagli dell'indagine saranno illustrati stamani, 17 aprile, alle 11 in una conferenza stampa a Reggio Emilia.

I destinatari delle misure restrittive della libertà personale, consistenti nel divieto di dimora in nove regioni del centro-nord Italia e nel divieto di espatrio, sono una donna di 29 anni (nativa di Praga e residente a Reggio Emilia) con il ruolo di promotrice dell’organizzazione, il coniuge della stessa (di 37 anni con origini napoletane e residente a Reggio Emilia) e il padre di lei, di 54 anni (cittadino della Repubblica Ceca).

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I provvedimenti giudiziari scaturiscono da un’indagine avviata nell’anno 2017 dai Carabinieri Forestali della Stazione di Reggio Emilia a seguito di varie denunce a carico dei tre soggetti, colti durante controlli su strada mentre trasportavano sulle proprie auto cuccioli di cani di varie razze pregiate, tenuti in condizioni precarie, stipati nella parte posteriore dei veicoli, senza cibo né acqua. Si trattava, in particolare, di cuccioli di Bulldog francese, Maltesi, Chihuahua e Shiba-inu provenienti da Paesi dell’Est-Europa, sottratti prematuramente alle cure materne, privi di sistemi di identificazione (microchip), passaporti, libretti sanitari e vaccinazioni.

I controlli su strada, effettuati nel corso degli anni, sia dalla Polizia di Stato che dall’Arma dei Carabinieri, hanno condotto al sequestro penale a carico degli odierni indagati di ben 129 cuccioli di cane illecitamente introdotti nel territorio nazionale. L'attività fruttava circa 500.000 euro l'anno.

L’interesse investigativo sulla vicenda si è acuito a seguito di  esposti e querele presentate da diversi acquirenti di cuccioli che riferivano di decessi o malattie dei cani, presumibilmente causate da omesse vaccinazioni.

La  29enne che gestiva l’organizzazione  provvedeva al rifornimento dei cuccioli in Slovacchia, consultando i siti internet locali, contattando gli inserzionisti e pattuendo il numero, il prezzo e le modalità di consegna dei cuccioli. Poi pubblicava gli annunci su siti internet nazionali per la vendita dei cuccioli in Italia, li vendeva ai privati che la contattavano ed effettuava le consegne. Il coniuge della promotrice si occupava, invece, dell’approvvigionamento dei cuccioli; inoltre acquistava e compilava, falsificandoli, i libretti veterinari da fornire ai clienti, effettuava le vendite presso la propria residenza, in zone limitrofe ed anche in altre località emiliane, quali Calenzano, Sasso Marconi e Barberino di Mugello,  gestendo una rete di vendita, composta da diversi soggetti i quali, a loro volta,  rivendevano i cuccioli, sia come rappresentanti di esercizi commerciali sia come privati attraverso la pubblicazione di annunci su internet.

La rete di vendita organizzata dall’associazione si avvaleva di ulteriori 11 soggetti in varie zone dell’Emilia Romagna, Liguria, Toscana e Lombardia, tramite i quali veniva assicurato un incremento degli introiti derivanti dal fruttuoso mercato clandestino delle bestiole, potendo reperire clientela anche attraverso esercizi commerciali già avviati nel settore merceologico degli animali domestici. Si è stimato, sulla base dei dati intercettati, che siano stati venduti clandestinamente dagli indagati almeno mille cuccioli all’anno con rincari sulla vendita di più del triplo del prezzo di acquisto, per cui, ad esempio, un cane di razza particolarmente ricercata, il Bulldog francese “blu”, preso alla fonte con un esborso di 300 euro era rivenduto a un prezzo di 1000 euro.

 

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