Il Tirreno

Grosseto

MONTE ARGENTARIO

Si vendica con un annuncio hot per gli stipendi non pagati

Pierluigi Sposato
Il tribunale di Grosseto (foto Bf)
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Il tribunale di Grosseto (foto Bf)

Aveva pubblicato nome e telefono di un'imprenditrice su un sito di incontri. La donna era andata dai carabinieri dopo aver ricevuto richieste di appuntamenti 

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MONTE ARGENTARIO. «Ma sì, sono stato io a postare quell’annuncio in cui dipingevo la mia ex datrice di lavoro come una donna in cerca di compagnia. Ma dovete capirmi: ero disperato, ero frustrato. Non solo lei non mi dava i soldi per il lavoro che avevo svolto ma ho dovuto anche spendere del denaro per mettere su un avvocato».

Queste le dichiarazioni rese ai carabinieri nel settembre 2014 da un santostefanese oggi 39enne, il cui nominativo era stato rintracciato attraverso l’Ip. Una “vendetta” informatica nei confronti di una imprenditrice di 65 anni, che improvvisamente si era vista arrivare sul cellulare chiamate che proponevano incontri. Del resto, il messaggio comparso nella sezione “In cerca di compagnia” era chiaro: c’erano nome, foto e numero di telefono. «Da un po’ mi sento sola...» c’era scritto nelle poche righe affidate al web. La viceprocuratrice onoraria Fidelia Dompetrini aveva chiesto 1 anno e 2 mesi, il giudice Marco Bilisari lo ha invece assolto per la particolare tenuità del fatto non solo per il reato di sostituzione di persona sul web ma anche per le molestie conseguenti al fatto che uomini avevano telefonato chiedendo appuntamenti.

Il fascicolo era stato aperto nel maggio 2014 quando l’imprenditrice era andata a sporgere querela dai carabinieri: «Mi stanno arrivando sms con i quali mi propongono appuntamenti...». Sorpresa, la donna aveva chiesto aiuto a un suo collaboratore, il quale aveva rintracciato uno di coloro che avevano chiamato: «Ho letto l’annuncio su www.annunci.it». Così, ancor più meravigliata, aveva aperto il sito e aveva scoperto che c’era un account aperto a suo nome, con tanto di foto. «Ma non l’ho aperto io», aveva detto l’imprenditrice. I carabinieri avevano contattato il sito e i responsabili avevano fornito la mail e l’Ip, cioè il numero identificativo. Tutto portava a un’abitazione del Promontorio: il cognome qualcosa diceva alla donna, si doveva trattare di un uomo che aveva lavorato brevemente alle dipendenze di una sua società, ricordando che c’erano state delle difficoltà di pagamento degli stipendi.

Poi i carabinieri avevano convocato il titolare dell’utenza telefonica, il quale aveva dichiarato di non sapere nulla. Il figlio, invece, aveva subito chiarito, ammettendo le proprie responsabilità: «Però quella società non mi ha ancora pagato cinque mesi di lavoro fatto nel 2013 e nemmeno il trattamento di fine rapporto». E prima che le sommarie informazioni venissero interrotte per l’emergere degli indizi di reità, aveva confermato di essere l’autore di tutto.

Il difensore, l’avvocato Pier Carlo Pennacchini, che nell’ultima udienza ha depositato anche per l’avvocato Pietro Corsi alcuni documenti sui crediti di lavoro vantati dal giovane uomo, nell’arringa ha insistito sul fatto che si era trattato di «un gioco» che avrebbe meritato un approfondimento di indagine perché la simulazione effettivamente composta non sarebbe stata seguita dall’iscrizione al sito di incontri: «potrebbe essere stato un esterno, qualcuno collegatosi tramite wifi». E poi aveva invitato il giudice a considerare il particolare stato psichico di quel momento. —
 

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