Sicurezza
«Aree di campagna edificabili, il tempo stringe Trasparenza e partecipazione non rispettate»
Giuseppe Conti (Pd) chiede lumi su 9 zone che, come il Casalone, potrebbero diventare “città” ma delle cui eventuali varianti non si hanno notizie
la mappa
Il dibattito sull’urbanistica nato dalle varianti Commendone e Conad – che consentiranno di costruire 200 appartamenti e un supermercato in campi oggi coltivati – e che ieri, sul Tirreno, ha visto intervenire l’architetto Simone Rusci sui vuoti urbani, si arricchisce di nuovi temi: trasparenza e consumo di suolo.
Casalone e Scansanese non sarebbero infatti gli unici territori non urbanizzati a diventare edificabili con una variante. Giuseppe Conti, segretario del circolo Pd di Gorarella e architetto, ne ha identificati altri nove nel piano strutturale: gli orti del Vignaccio, la ex Stu di Barbanella, la zona dei quattro poderi, aree ai Poggetti nuovi, aree adiacenti al Commendone e dietro la zona artigianale ex Mabro, aree lungo la via Serenissima, orti tra via Scansanese e l’Ombrone, in via de’ Barberi e alla Saracina, aree intorno all’ippodromo.
Ma mentre per le varianti Casalone e Conad è già fissato il passaggio in commissione venerdì, delle altre aree nulla si sa. E per la loro trasformazione il tempo sta per scadere.
Tutto nasce dal regime transitorio nel quale operano oggi i comuni. La Regione nel 2014 ha varato la legge 65 che vieta il consumo di suolo. «Tuttavia, nella revisione dei piani strutturali, – spiega Conti – per definire aspetti di dettaglio, cose in itinere, piani attuativi prossimi alla realizzazione, la Regione ha dato un periodo transitorio e la possibilità di presentare varianti per definire questi dettagli». Il periodo scade a novembre quando tutto il territorio non urbanizzato sarà dichiarato inedificabile. Il problema, spiega Conti, è che le varianti non sono soggette a tutti i passaggi di partecipazione pubblica e informazione ai cittadini previsti dal normale iter all’interno del piano operativo. E inoltre 200 appartamenti non sono un «dettaglio». Per questo Conti definisce un «escamotage» la variante Casalone, «costituita ad arte» dall’amministrazione «per sottrarsi alla normativa e all’opinione pubblica, seppur con una procedura corretta formalmente». Davanti alle perplessità di Ance, Fimaa e Confedilizia, Conti chiede dunque al sindaco Vivarelli Colonna e all’assessore all’urbanistica Rossi se siano state presentate altre varianti. «Privare i Grossetani, le associazioni di categoria, gli ordini professionali e tutto il mondo produttivo del legittimo diritto di partecipare al dibattito sullo sviluppo urbanistico della propria città, è uno dei più grandi errori che l’amministrazione Vivarelli Colonna sta per compiere» oltre che «discriminatorio». —
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