Il Tirreno

Grosseto

giuncarico 

Condannati per il furto degli ex voto in chiesa

P.S.

Nel 2016 erano state portate via da Sant’Egidio tre collane. Gli abitanti del paese avevano collaborato alle indagini

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GIUNCARICO. Gran parte del lavoro per le indagini sul furto lo aveva svolto un appuntato libero dal servizio, che aveva preso i primi punti di riferimento. Ma una grossa mano l’avevano data gli abitanti del paese vicino, che avevano visto un’Alfa Romeo station wagon 156 con a bordo quattro persone dirigersi poco prima verso Giuncarico, e le donne della frazione: una aveva dato la descrizione delle collanine rubate (degli ex voto), una aveva riferito di essere stata avvicinata da un uomo e da una donna che le avevano chiesto se il parroco abitava in paese, altre due avevano spiegato che sarebbero state in grado di riconoscere le persone.

Anche se quella stessa sera, a Lucignano, l’auto venne fermata dai carabinieri e nulla venne trovato, anche se una prima “confessione” dell’ex marito di una delle donne era stata ritrattata, anche se della refurtiva non c’è stata più traccia, il giudice ha riconosciuto tre persone responsabili del furto di tre collane – di cui due in oro – avvenuto il 22 febbraio 2016 nella chiesa di Sant’Egidio a Giuncarico. Era state prese da una statua della Madonna. Il giudice Gian Marco De Vincenzi ha condannato a 1 anno e 6 mesi e 500 euro ciascuno Lidija Negri, 40 anni, Jesma Pelifanovic, 44 anni, e Stanisa Nikolic, 48 anni, tutti e tre della ex Jugoslavia. Il viceprocuratore onorario Leonardo Brogi aveva chiesto 3 anni per le prime due e 4 per il terzo (recidivo). Il difensore Adriano Galli aveva sollecitato l’assoluzione perché non c’è prova che i tre avessero commesso il fatto e la “confessione” è di fatto inutilizzabile.

L’appuntato si era insospettito perché sulla scalinata della chiesa aveva visto un uomo e una donna e, poco distante, un’Alfa 156 con un’altra persona a bordo. L’auto si era poi spostata e il militare insospettito era andato verso la chiesa, che normalmente resta aperta anche se il parroco non abita a Giuncarico: all’interno, era completamente spalancata la porta interna. Cassette per le offerte intatte ma una donna che stava portando dei fiori aveva visto che dalla statua della Madonna mancavano le collane. La centrale aveva riferito di aver controllato proprio quell’auto e di aver identificato quelli che sono diventati poi gli imputati (un quarto uomo non era ancora 18enne). Le indagini si erano poi spostate a Migliarino di Ferrara, luogo di residenza dei quattro. Qui dieci giorni dopo si era presentato l’ex marito di Negri che aveva raccontato che i tre si erano recati in Toscana per un furto: due delle collane erano state vendute. Poi aveva ritrattato. Nulla era stato trovato nei compro-oro della zona. — P.S.

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