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«Rogo nella baracca, tragedia sventata». Chieste soluzioni per il cantiere fantasma

I resti del rogo a palazzo Boman
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I resti del rogo a palazzo Boman

Sporcizia e pericoli tra i resti del palazzo Boman. L’opposizione presentò una mozione per chiedere la messa in sicurezza, ma fu bocciata

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GROSSETO. Via Manetti 9. Lamiere rotte, carcasse di bici, vetri e sporcizia sono in pessima mostra in centro di fronte alle Mura. Sono i resti del cosiddetto palazzo Boman, già sede dell’autoconcessionaria Falloni e poi del Blockbuster.

Poche notti fa un rogo ha distrutto una baracca in legno dentro al cantiere recintato e per un caso non è sfociato in tragedia – l’area è sempre stata rifugio abusivo per senzatetto – La struttura cade a pezzi, ma non è il degrado l’unico problema. Balzano agli occhi le ringhiere arrugginite e cadenti: sul margine sinistro basta tirarle un poco per procurarci una via d’accesso nel cantiere. Lasciate sporgenti e penzoloni per strada, davanti a via Lanza, diventano pericolosi spunzoni. Torna all’attacco il consigliere comunale Carlo de Martis che anche pochi mesi fa – senza esito – denunciava lo stato del cantiere. «La notte scorsa è scoppiato un incendio – dice – Il fuoco ha distrutto la baracca in legno che nei giorni scorsi era tornata a essere un riparo per alcuni senza tetto. Un’auto è stata lambita dalle fiamme, fortunatamente non è scoppiata. Poteva scapparci il morto e potevano essere investite dalle fiamme le abitazioni intorno, lì accanto ha sede pure un asilo». Da tempo – prosegue De Martis – «avevo denunciato lo stato d’abbandono dell’area. Qualche mese fa presentai un’interrogazione all’assessore “alla sicurezza” (mai un simile termine fu usato così a sproposito) e una mozione affinché il consiglio comunale impegnasse il sindaco a ripristinare le necessarie condizioni di decoro e sicurezza». Era novembre. Passati due mesi gli atti passarono al vaglio dell’assise e «sapete come andò? Era il 14 gennaio e con l’avallo del sindaco e del (cosiddetto) assessore alla sicurezza la maggioranza respinse la mozione. Non è prioritario, mi fu detto». Ma perché diventi prioritario «cosa occorre, il morto? Gli inquirenti dovranno accertare cause e responsabili dell’incendio». In quel consiglio per la cronaca la mozione incassò l’ok di 10 consiglieri (Carlicchi, Bartalucci, Di Giacopo, Mascagni, Scoccati, Del Santo, De Martis, Amore, Lembo e Pisani) ma il no di altri 17 (Algeri, Birigazzi, Ciaramella, Pannini, Pettrone, Pieroni, Angelini, Lolini, Pacella, Pieraccini, Serra, Ulmi, Ceccherini, Guidoni, Bartalucci, Biagioni e Ripani), con un’astensione del consigliere Tornusciolo. «La prossima settimana presenterò una nuova mozione - chiude De Martis - E vedremo se a questo giro qualcuno comincerà ad assumersi le proprie responsabilità, lasciando da parte i selfie e cominciando a prendersi cura della città e dei cittadini».

Essendo l’area di proprietà privata servirebbe un’ordinanza per imporre gli interventi al proprietario. Contattato, però, l’assessore alla sicurezza Turbanti spiega che «il Comune non riesce a notificare l’atto ai curatori fallimentari. Anche la settimana appena trascorsa per ben due volte – dice – gli uffici hanno cercato di contattare la società in Campania ma non abbiamo risposte. Se qualcuno vuole verificare o chiedere l’accesso agli atti ben venga». Il Comune potrebbe in via d’urgenza intervenire direttamente per poi rivalersi sulla proprietà, «ma se non troviamo i soldi – dice Turbanti – non è possibile, e si creerebbe un precedente a Grosseto», che il Comune non è in grado di gestire.

La situazione a quanto pare è incartata, e parrebbe destinata a restare irrisolta. Per un tempo indefinito.


 

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