Il Tirreno

Grosseto

tragedia sull’aurelia 

Medico muore nello schianto con il suv È finito addosso a un’autocisterna

Francesca Gori
Medico muore nello schianto con il suv È finito addosso a un’autocisterna

Nino Tonziello aveva 54 anni e lavorava all’ospedale di Livorno: stava andando a fare un’immersione a Giannutri

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Di chilometri da percorrere ne erano rimasti pochi, ormai. Da Livorno a Porto Ercole, la strada da seguire è una sola, quell’Aurelia costellata ormai di croci: ieri mattina se n’è aggiunta un’altra, poco prima dello svincolo di Fonteblanda a pochi metri dall’area di servizio dell’Ip. È quella che porta il nome di Nino Tonziello, 54 anni, noto medico infettivologo dell’ospedale di Livorno, dove era arrivato nel 2000 dopo aver vissuto e lavorato a Prato. Nella città laniera aveva conosciuto gli amici del Sub Prato, che stava raggiungendo ieri mattina. Era un appassionato di subacquea e stava seguendo un corso di immersione profonda che avrebbe previsto un’escursione a Giannutri. Ieri, era il suo giorno libero e, nonostante il cielo grigio, aveva messo nel bagagliaio la sua attrezzatura, pronto ad immergersi.

L’uomo era alla guida di una Jeep Compass e stava viaggiando lungo l’Aurelia quando si è schiantato contro un’autocisterna. Un tamponamento a una velocità tale da ridurre il suv in un ammasso di lamiere. Ha tentato di frenare, lasciando un segno sull’asfalto bagnato di circa 150 metri. Ma con il fondo stradale sdrucciolevole, come quello sul quale ieri mattina viaggiavano le auto e i tir sull’Aurelia, avrebbe avuto bisogno di almeno il doppio di spazio per arrestare la corsa del suv. L’impatto è stato devastante: il vano motore si è quasi accartocciato su se stesso, nonostante la solidità della carrozzeria, gli airbag sono esplosi e il medico che era al volante ha sbattuto la testa violentemente.

L’allarme è scattato alle 8, 18 di ieri mattina: un’ambulanza è arrivata subito sull’Aurelia, all’altezza del Km 158, e anche Pegaso 2 si è alzato in volo. I sanitari, con l’aiuto degli uomini del comando dei vigili del fuoco, hanno estratto il corpo di Nino, che all’anagrafe era registrato come Aniello. Era morto, praticamente sul colpo. Pegaso è rientrato all’ospedale di Grosseto, vuoto.

Sull’Aurelia intanto, il traffico è andato in tilt, in direzione sud e l’Anas insieme alla polizia stradale arrivata a Fonteblanda per i rilievi, hanno deviato le auto all’uscita di San Donato, mentre in direzione nord si sono creati rallentamenti.

Per Aniello, non c’era più nulla da fare: la salma è stata presa dall’agenzia funebre Babbanini e portata all’obitorio dell’ospedale di Grosseto, a disposizione del magistrato di turno, mentre l’auto è stata messa in sicurezza dai vigili del fuoco.

A ricostruire la dinamica dell’incidente sono stati gli uomini della stradale che per la prima volta hanno utilizzato un innovativo sistema che misura le distanze grazie all’utilizzo del Gps e che permette di rilevare anche le distanze minime. Il medico, probabilmente, è stato distratto da qualcosa mentre era alla guida del suv, accorgendosi troppo tardi di quell’autocisterna che stava viaggiando davanti a lui sulla corsia di destra della statale Aurelia.

Laureato in medicina a Napoli, dal 2000 lavorava all’ospedale di Livorno dove era arrivato da Prato: aveva avuto prima un incarico a pneumologia, poi era entrato effettivo a malattie infettive: era esperto di malattie tropicali ed era il riferimento nel reparto per la malaria. Viveva sul lungomare di Antignano, nella città labronica ed era molto legato al fratello Enzo e ai due nipotini, Armando e Lidia. Era un grande appassionato di subacquea e aveva continuato a partecipare alle attività del gruppo Sub Prato. I suoi amici, ieri mattina, lo stavano aspettando. Nino, a Porto Ercole, non è mai arrivato, lasciando un vuoto incredibile in tutti coloro che gli hanno voluto bene. —

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