Il Tirreno

Grosseto

Benvenuti nell’allegro ospedale dei giorni moderni

STEFANO ADAMI

Segnali dall’Avana. Altro che i cupi edifici d’un tempo: oggi qui è tutta vita e passione 

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COME SI CAMBIA

STEFANO ADAMI

Apre finalmente, pare, l’addendo ospedaliero della città. Grande celebrazione. Da tempo si attendeva il via.

Ospedale della Misericordia. Anche se a guardarsi intorno oggi la misericordia pare pochina. Foto e riprese mostrano una struttura più amica. Gli ospedali classici, infatti, erano costruiti su architetture disegnate da autori di carceri e lager.

Il cosidetto panottico (non è un pane che fa bene agli occhi). All’interno, sui muri, tinte giallastre, lattiginose sbavavano macchiando le zampine di blatte in visita. Corridoi pensati per terrorizzare i topi a spasso. Ai lati, nicchie improvvise e misteriose, per nascondere i corpi degli incauti passati a miglior vita nell’attesa di un esame.

Non dovevano lamentarsi, d’altronde: finiti gli affanni d’ospedale. La grande preoccupazione dei progettisti di ospedali, in Italia ed oltre, fino a ieri, fu una ed una sola. Il timore che qualcuno dei trattenuti, da qualche parte, potesse sentirsi meglio. Peggio: potesse addirittura guarire.

No, la nuova parte dell’ospedale è pensata in tutt’altro modo. Il paziente deve svagarsi, dimenticare il malessere. Dimenticando guarirà.

Una vasta sezione è dedicata al laghetto delle trote. I pazienti possono buttare l’amo al mattino. In tenuta da ricovero, si capisce. Pigiama, vestaglia, ciabatte. Tra l’altro, la ciabatta è un’esca imbattibile.

Perfino gli articoli di “Pesca sportiva” ne cantano le lodi. Un parente giunge in visita del paziente pescatore («Nooo, ‘sto bietolone arriva proprio mentre il pesce sta toccando…»). Trota vietata dal menu ospedaliero. Immersioni, anche quelle, proibite. Solamente con prescrizioni specifiche.

In un’altra ala, il casinò. I pazienti possono tentare la sorte in ore serali. Entrata rigorosamente vietata ai cardiopatici. E ai pazienti con tendenze suicide. Perdere al gioco e sopprimersi, un classico. Meglio non dare al paziente in svago questa motivazione. Un altro angolo verde, profumato, è per la cerca del tartufo. Possibile avere in prestito alla bisogna cani di razze tartufarie, perfino maiali. Più bravi dei cani, dicono.

L’allegro ospedale di oggi, insomma, è luogo di vita. Di passione.

Come aveva già inteso da tempo, e cantava da par suo, Ottiero Ottieri nella poesia “L’infermiera di Pisa”. —



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