Il Tirreno

Grosseto

in tribunale 

Sequestrata e stuprata Escort riconosce il suo aggressore

Francesca Gori

L’episodio a settembre in un appartamento a Follonica Il drammatico racconto della donna davanti al giudice

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Aspettava il suo cliente, forse l’ultimo della serata, prima di staccare e andarsene a dormire. Alle 22 in punto il ragazzo si è presentato nell’appartamento di Follonica dove la donna, una trentenne di origini sudamericane che vive nel Livornese e ha un figlio di 13 anni, lavora ogni tanto come escort. Come altre sue colleghe, gira l’Italia e la città del golfo è una nelle quali di tanto in tanto, si ferma in uno dei tanti appartamenti senza alcun nome sul campanello.

Non aveva mai visto prima quello che sarebbe dovuto essere soltanto un cliente come gli altri: un ragazzo di 22 anni di origini senegalesi, che nel giro di pochi minuti si è trasformato nel suo incubo. Per un’ora l’ha tenuta in ostaggio, chiudendo la porta di casa e nascondendo le chiavi. L’ha costretta ad andare in camera da letto dove l’ha violentata ripetutamente, senza utilizzare alcuna precauzione. Minacciandola con un coltello enorme, un coltello con una lama lunga 19 centimetri. Con quell’arma diceva che l’avrebbe ammazzata. Poi, prima di andarsene, il ventiduenne le avrebbe anche rubato 250 euro in contanti e il telefono cellulare, quello che la donna utilizzava per lavoro, e che era stato spento proprio per non permetterle di dare l’allarme. Per un’ora era rimasta in balìa di quel giovane che non si è accontentato della prestazione sessuale che la trentenne offriva in cambio di soldi.

Ieri mattina la donna, assistita dall’avvocato Giovanni Porto del foro di Livorno, si è presentata davanti al giudice per l’udienza preliminare Sergio Compagnucci e davanti al pubblico ministero Salvatore Ferraro. Nell’aula del tribunale di piazza Albegna era infatti fissato l’incidente probatorio per il riconoscimento del suo aggressore. Un riconoscimento organizzato con la presenza dell’indagato, Fallou Sylla, difeso dall’avvocato Alessandro D’Amato insieme ad altri due ragazzi, utilizzati come “disturbatori”. La donna e il suo aguzzino non si sono incrociati: lei ha avuto la possibilità di vedere i tre ragazzi e lo ha riconosciuto senza tentennare un attimo. Non poteva aver dimenticato il suo volto e nemmeno il coltello con il quale la donna era stata minacciata, che gli è stato mostrato ieri mattina in aula. Poi, una volta uscito il giovane che è stato di nuovo accompagnato al carcere di Prato, dove è rinchiuso dallo scorso dicembre dopo l’arresto effettuato dagli uomini della squadra mobile di Grosseto, la donna ha di nuovo raccontato al giudice e al pm l’orrore di quella sera, confermando tutto quello che aveva già detto alla polizia un paio di giorni dopo la violenza. La trentenne era terrorizzata e non era andata a denunciare subito quello che le era successo. Si era confidata però con altre colleghe e anche grazie a loro era risalita all’identità del giovane che all’epoca aveva due profili su Facebook. Gli uomini della squadra mobile della polizia si sono misero subito sulle tracce del ragazzo e anche grazie all’incrocio dei tabulati telefonici, riuscirono a rintracciare il ventiduenne che dal dicembre scorso è in carcere a Prato, nella sezione dedicata ai “sex offenders”. La difesa del giovane potrebbe chiedere gli arresti domiciliari. «In questo caso ci opporremo - dice l’avvocato Giovanni Porto, che assiste la trentenne - Sylla è pericoloso, e se anche non ci sarebbe il rischio dell’inquinamento delle prove, a mio parere sussisterebbero quelli di fuga e di reiterazione del reato». —



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