La protesta
Lottizzazione rinviata, l’ex sindaco Bizzarri assolto anche in appello
scarlino. Cala il sipario su una vicenda giudiziaria che a Scarlino tiene banco da tredici anni. La Corte d’Appello di Firenze ha assolto l’ex sindaco Maurizio Bizzarri (nella foto), confermando la sentenza in primo grado, dall’accusa di «inerzia nell’esercizio dei doveri», legata a una lottizzazione nella frazione dello Scalo, per cui un’intera famiglia aveva chiesto un risarcimento danni da 6 milioni di euro.
Una cifra roboante in proporzione ai numeri del piano di lottizzazione, che secondo i ricorrenti, venne volutamente rinviato all’infinito dall’allora prima cittadino. Tesi smontata dal giudice fiorentino, che ha ribadito come questa decisione sia stata di competenza del consiglio comunale.
Per capire come si è evoluta questa storia, iniziata nel 2006, dobbiamo partire dalla proprietà da lottizzare, a Scarlino Scalo, che fa capo alla famiglia Turi. Stiamo parlando di una superficie da una cubatura di 40mila metri che poteva accogliere 80 appartamenti circa da 160 metri quadrati l’uno. Un carico urbanistico non indifferente. «Troppo grande per Scarlino Scalo», pensò il sindaco, facendo rinviare il piano di lottizzazione. L’idea non era quella di mandare tutto all’aria, bensì di rivedere il progetto, destinando magari una parte della superficie alla creazione di esercizi commerciali o attività simili. Ma il rinvio non piacque per niente alla proprietà, che chiese il commissariamento a riguardo da parte della Regione. Una minaccia che diede i suoi frutti, dato che l’amministrazione fece dietrofront e riprese il progetto iniziale.
Nuovi problemi però intralciarono il percorso tra cavilli burocratici e rilasci di autorizzazioni, come la Vas (valutazione ambientale strategica) o il nullaosta del genio civile, che arrivò soltanto nel 2010.
Le due parti tentarono allora la via del dialogo ma neanche questa strada diede i suoi frutti. Così, gli eredi Turi citarono in giudizio il sindaco in persona, difeso dall’avvocato Nicola Maria Tamburro, con una richiesta danni di sei milioni di euro. Ma i tribunali hanno smontato ogni accusa rivolta a Bizzarri, il quale ora vuole togliersi qualche sassolino dalla scarpa. «Il Comune si è rifiutato di ricorrere perché riteneva la causa personale nonostante il mio avvocato non fosse d’accordo – dice Bizzarri – Quindi io mi sono difeso a mie spese poi riconosciute dal tribunale e ho vinto anche nell’interesse dell’ente pubblico». —
Alfredo Faetti
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