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Caos Peep Pizzetti Il Comune si dice «dispiaciuto» ma non si scusa

Francesca Ferri
Caos Peep Pizzetti Il Comune si dice «dispiaciuto» ma non si scusa

Disattesa la richiesta di chi si è visto pignorare lo stipendio nonostante la sospensiva. L’ente: «Un inconveniente» 

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. Il Comune di Grosseto si dice «dispiaciuto per l’inconveniente», dà una generica spiegazione che non offre dettagli per capire dove si sia inceppato il meccanismo, ma non porge le scuse richieste dai cittadini, proprietari di casa al Peep Pizzetti, che si sono ritrovati stipendio o auto pignorati (pignoramenti presso terzi) senza motivo.

La vicenda è quella arcinota del maxiconguaglio da circa 7 milioni di euro. Trecento in tutto le famiglie coinvolte e in causa con il Comune, che contestano i conguagli, fino a 20mila euro, chiesti dall’ente.

Uno dei proprietari la settimana scorsa ha chiesto le pubbliche scuse dell’amministrazione e una parola ufficiale che spiegasse, in particolare ai datori di lavoro, che i pignoramenti non erano dovuti e rimediasse a quella che considera una macchia nella propria reputazione. Lui, dipendente di un’azienda, è in causa con il Comune che gli ha chiesto 17mila euro.

Quando mesi fa arrivò la cartella esattoriale il suo avvocato la impugnò contestando il titolo esecutivo che ha avviato la procedura. Il giudice sospese l’esecutività della cartella. Per di più la causa è stata rinviata a dicembre. Insomma, non c’erano ragioni per aspettarsi un pignoramento.

Eppure due settimane fa, presentatosi al lavoro, il suo capo gli ha mostrato la Pec appena ricevuta dall’Agenzia delle Entrate che gli comunicava che il dipendente non pagava i suoi debiti con il Comune e che per questo parte dello stipendio gli veniva trattenuta.

Una situazione imbarazzante, nella quale si sono ritrovati molti altri proprietari, che può mettere in seria difficoltà le persone con i datori di lavoro.

«Io sono una persona onesta – si era sfogato il proprietario al Tirreno – e mi ritrovo in una situazione in cui, per un errore di procedure commesso da altri, mi vogliono far passare da brigante».

A una settimana di distanza dalla richiesta di scuse, e dopo diverse sollecitazioni del Tirreno, l’amministrazione risponde con una nota non firmata da alcun assessore, né dal sindaco, che in campagna elettorale aveva dato molte speranze di pacifica risoluzione della vicenda sul Peep Pizzetti.

A parlare è «il Comune» e questa è la nota: «A causa di dinamiche processuali che non sono state idoneamente canalizzate ai fini della relativa sospensione, un numero esiguo di cartelle sono state consegnate nonostante la sospensiva. Il Comune è dispiaciuto per l’inconveniente e informa che ha già provveduto a contattare l’Agenzia delle entrate e a risolvere la questione, nonostante gli interessati siano soggetti che, allo stato attuale, risultano inadempienti e verso i quali sono in atto azioni legali. Il Comune attende, a tal proposito, l’esito del giudizio finale».

Intanto continuano ad arrivare altre notifiche di pignoramenti e alcune procedure non accennano a bloccarsi. La situazione è disomogenea: i proprietari sono circa trecento, si sono rivolti ad avvocati diverse e hanno fatto causa in momenti diversi.

Alcuni sono ancora in attesa che il giudice si pronunci sulla loro richiesta di sospensiva, ma intanto a fine marzo alcuni hanno già visto decurtarsi lo stipendio.

In altri casi, pur essendoci una sospensiva, i datori di lavoro non hanno ricevuto una comunicazione in merito dall’Agenzia delle Entrate e, temendo di risultare loro stessi inadempienti, hanno continuato a rispettare gli obblighi previsti per i terzi.

L’avvocata Sabrina Pollini, che segue anche lei alcuni proprietari che hanno ottenuto la sospensiva del titolo esecutivo, si dice pronta a chiedere al giudice anche lo stop ai pignoramenti.

«Correttezza vorrebbe che, una volta sospeso il titolo, si sospenda automaticamente anche il pignoramento. Per alcuni casi così non è stato, quindi a questo punto saremo costretti a chiedere al giudice anche la sospensione del pignoramento. Che significa tempo perso per i clienti, nervi logorati e costi in più». —



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