Il Tirreno

Grosseto

l’udienza 

«Sequestrata e violentata per tre giorni»

Francesca Gori

Imprenditore edile 60enne a processo con accuse gravissime: avrebbe anche minacciato la donna di buttarla giù dal ponte 

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Sarebbe arrivato a minacciare di lasciarsi cadere insieme a lei dal ponte del Petriolo, se non avesse fatto quello che lui voleva. Sarebbe arrivato a schiaffeggiarla, a sottometterla, a rinchiuderla in casa per tre giorni senza permetterle di tornare a casa dai suoi figli, per avere rapporti sessuali che la donna non desiderava. Lei voleva soltanto mettere la parola fine alla loro storia, cominciata qualche mese prima. Una storia d’amore tra adulti: lui infatti ha 60 anni ed è un imprenditore edile, lei ne ha 51. I due si erano conosciuti qualche tempo prima e avevano deciso di frequentarsi, ma l’atteggiamento dell’impresario aveva messo subito in difficoltà la donna: l’uomo infatti, già dall’inizio della loro relazione aveva voluto conoscere i parenti della donna e non si accontentava di dormire con lei soltanto durante il fine settimana. Era geloso, lui e nel corso del tempo, era diventato ossessivo, tanto che la cinquantunenne aveva deciso di lasciarlo. Ma a maggio di due anni fa, la situazione cominciò a precipitare: un giorno la costrinse a salire in auto con lui, dicendole che le voleva parlare. A bordo dell’auto però, da Grosseto, il sessantenne aveva guidato fino al ponte del Petriolo e là, dopo essersi appartato in una zona dove non si vedeva anima viva, le chiese di avere un rapporto sessuale. La donna rifiutò ma lui la minacciò di gettarsi sotto al ponte del Petriolo e di trascinarla con sé. S’impaurì e fu costretta ad acconsentire. Ora l’uomo sarà processo: la donna, assistita dall’avvocato Francesca Carnicelli, ha deciso di presentare querela alla questura. Dopo quell’episodio infatti, la donna fu costretta a subire altre violenze. Il suo ex compagno la portò a casa sua, impedendole di tornare dai suoi figli e per tre giorni la tenne chiusa nella sua abitazione, dopo averle tolto la scheda dal telefono cellulare per impedirle di dare l’allarme. Durante i tre giorni di prigionia, fu costretta a subire un altro rapporto sessuale. Solo dopo tre giorni le permise di tornare a casa dai suoi figli.

La cinquantunenne decise così di denunciarlo. Ma anche dopo che la querela era stata sporta, lui non voleva saperne di lasciarla in pace. «Sei bella, sei bella. Sembri in una bara di vetro», le disse un giorno dopo che lei per sfuggirgli, si era rinchiusa nella sua auto. Era terrorizzata: era stata sequestrata e abusata più volte e non aveva alcuna intenzione di continuare ad avere contatti o anche solo a incontrare per caso l’impresario. Il sostituto procuratore Arianna Civattini ha chiesto il rinvio a giudizio dell’uomo, difeso dall’avvocato Gabriella Sartiani e il giudice dell’Udienza preliminare Sergio Compagnucci ha disposto il rinvio a giudizio: il sessantenne sarà processato per i reati di violenza sessuale aggravata, sequestro di persona e lesioni personali. In più occasioni infatti, avrebbe schiaffeggiato la donna procurandole escoriazioni alle labbra.

Il processo comincerà il 9 ottobre al tribunale di Grosseto. —

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