Il dolore
Gregge assaltato il pastore si ritira
«Non ce la faccio a guardare lo strazio di docili bestiole» L’attacco dei predatori in un luogo meta di molti turisti
arcidosso. Negli ultimi 10 giorni i predatori gli hanno sbranato otto pecore e otto agnelli. Lui vende il gregge, dice addio alla pastorizia e invoca la legittima difesa per tutelare il suo patrimonio. Il fatto è accaduto alla Pieve di Lamula, fra Arcidosso, Montelaterone e Castel del Piano, in una località frequentata anche da turisti, dove c’è un ristorante e alcune abitazioni.
Il proprietario del gregge è Modesto Cassani, pensionato di 78 anni e che da 50 anni alleva pecore. Il suo hobby e la sua passione. «Pascolavano nella mia proprietà alla Pieve di Lamula – osserva – dove c’è lo splendido santuario meta di molti turisti. Il mio gregge, oltre alle mie proprietà recintate a prova di lupo, pascolava anche nei terreni dei vicini, mantenendo un ambiente sempre verde e pulito. Molto bello da vedere e apprezzato dai numerosissimi turisti e pellegrini che vengono a visitare il santuario, il gregge nei giorni che vanno dal 20 marzo al 1° aprile, è stato attaccato, con la perdita di otto pecore e otto agnelli. Io, che amo gli animali e la natura – spiega Cassani – per non vedere strazi simili, ha dovuto disfarmi delle pecore con grandissimo dispiacere. Come pensionato passavo quasi tutto il giorno a pascolare il gregge, arrotondando la pensione. Da informazioni di altri allevatori della zona, so che ci sono stati tanti attacchi con gravi perdite. Vedendo certi spettacoli di sbranamento e soffocamento, un allevatore rischia l’infarto sul posto e passa notti insonni. Così con grande pena, ho deciso di vendere. Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicini: Asl veterinaria, Coldiretti e associazione allevatori e anche qualche animalista che non sopporta questi strazi su animali docili e miti, molto utili per l’ambiente e per un’economia che sta perdendosi».
E Cassani, poi, batte il ferro sui progetti messi in campo: «Risultati totalmente inefficaci – dice – perché i “lupi” sono aumentati e stanno aumentando sempre più. Mentre in passato la presenza dei predatori era isolata, ora si presentano in branchi di due o tre o più e non bastano i cani che spesso sono azzannati e muoiono a causa degli assalti. I soldi spesi per i progetti sono andati a favore di chi delle pecore non sa nulla e si permettono di volerci insegnare il mestiere». «L’unica soluzione – chiude Cassani – sono le catture e gli abbattimenti, quantomeno per ridimensionare il numero dei predatori. Altrimenti i pastori come me sono costretti a vendere il gregge oppure ad attivare una concreta legittima difesa. Se vale per gli uomini perché non per i predatori? ».
Fiora Bonelli
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