Gioco
Schiacciato sotto l’autobus «La moto era la sua vita e voleva andarsene così»
Il centauro Vasco Ciaffarafà è sbandato ed è rimasto ucciso dalle ruote del pullman La figlia distrutta dal dolore L’addio alle 15 al Cottolengo
GROSSETO. «Quando muoio, voglio morire in moto», raccontava sempre a tutti. E così è stato.
Le moto erano la sua passione e a bordo del suo bolide ha trovato la morte Vasco Ciaffarafà, 76enne ex commerciante grossetano, da tempo in pensione, che nonostante l’età avanzata non aveva rinunciato a coltivare l’amore supremo: percorrere la Maremma a bordo della sua Yamaha. I funerali sono oggi alle 15 nella chiesa del Cottolengo, zona dove abitava con la moglie.
Ciaffarafà aveva lavorato a lungo per un noto ingrosso di scarpe in via Monteverdi (che oggi non esiste più), e lo si vedeva spesso affacciarsi in centro storico dove la moglie e la figlia Manuela gestivano la boutique Fashion 2002, in piazza Martiri d’Istia. Spesso le aiutava a sbrigare commissioni. Era stato presidente del Motoclub di Grosseto e aveva collaborato per tanti anni – data la notevole esperienza con le moto – con una concessionaria di Bmw. Gli amici e compagni d’avventura lo piangono. «Vasco era una persona amabile e disponibile – ricorda un motociclista - La moto faceva parte del suo dna e il fatto che continuasse ad andarci nonostante l’età lo dimostra». A 76 anni suonati, compiuti pochi giorni fa, Ciaffarafà coltivava ancora una passione speciale per i motori e nel weekend – sia il sabato che la domenica - andava a zonzo per le strade maremmane. Così è stato anche sabato, quando ha deciso di montare in sella e andare con un gruppetto di 4 amici verso Scansano, passando per Pereta. Ogni volta si davano appuntamento a un bar all’angolo di piazza della Libertà. La partenza è stata alle 14. La morte è sopraggiunta alle 14,40, come dimostra l’orologio che si è fermato a quell’ora, dopo l’impatto. Il corpo di Ciaffarafà è finito sotto le ruote di un autobus della Tiemme, davanti agli occhi impietriti degli amici che lo seguivano in moto. «Un itinerario – racconta la figlia Manuela, distrutta dal dolore – che tra l’altro babbo non aveva mai percorso prima. In genere facevano Grosseto-Scansano e ritorno; stavolta hanno cambiato. Non so cosa sia successo, lui ha avuto sfortuna di sicuro. Lì pare ci sia l’asfalto col breccino e la strada sia rotta – dice Manuela - Si vede che ha perso il controllo…». La dinamica è ancora da ricostruire. Per il momento la certezza è che «mio padre – dice Manuela – è morto come voleva morire. Lo diceva sempre: la morte migliore per me è questa..». —El. Gi.
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