Il Tirreno

Grosseto

«Per chi amava quel luogo è impossibile perdonare»

mauro camuffo
«Per chi amava quel luogo è impossibile perdonare»

Mauro Camuffo, medico e da quarant’anni commissario per le redini corte, riaccende i riflettori sull’ippodromo a 12 mesi dalla dismissione 

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il ricordo

mauro camuffo

I cavalli sono in partenza. Sono sette, dopo il ritiro di Inventi, e stanno entrando nelle gabbie. È l’imbrunire, ma l’aria è limpida e la visione perfetta, anche senza binocolo. La partenza è ai 1. 600 metri di pista interna, proprio di fronte al ristorante. I fantini si preparano. Lo starter urla “Pronti! ” e preme il pulsante. Sbam! Hulksmash, con Salvatore Sulas, va in testa, infilandosi tra Unselfish e Hot War. Arriva la prima piegata e Hulksmash tende a allargare, anche perché Nouvelle Samar, al suo esterno, va dritto e, in qualche modo, lo porta con sé.

All’inizio della dirittura tutto cambia. I fantini cominciano a spingere, i cavalli si aprono a ventaglio. Unselfish prova a scappare lungo la corda; Hulksmash in mezzo alla pista non sembra in grado di reagire; Hot War progredisce tra i due e, appena toccato con la frusta dal bravo Germano Marcelli, attacca Unselfish e presto lo affianca. Negli ultimi cento metri, Hot War passa e vince per un’incollatura su Unselfish. Terzo a tre lunghezze è Ulksmash, quarto a due lunghezze è Madron.

Hot War, maschio baio di 5 anni, figlio di Prussian e Sulabe, allenato da Domenico Ginosa, montato da Germano Marcelli con la bella giubba bianca con rombo blu al centro e berretto blu della Scuderia Davide Ilaria, vince così il Premio Spello, handicap di minima per cavalli di 4 anni e oltre, sesta corsa del 31 marzo 2018 all’Ippodromo del Casalone, l’ultima corsa al galoppo effettuata a Grosseto dopo 93 anni di gloriosa attività. Niente più corse, cancelli chiusi, steccati divelti, una “startup” di giovani che aspirano a concepire nuovi “business” sistemata nei locali che ospitavano fantini, Commissari e sala delle bilance. Perché la chiusura? Ancora non è dato sapere.

Per i debiti, perché l’ippodromo non era più un buon affare? Ma le provvidenze pubbliche, le ingenti somme erogate da anni e ogni anno dal ministero dell’agricoltura a garantire la continuità dell’attività, continuavano a arrivare e i debiti, per quanto riportato dai giornali, riguardavano soprattutto la gestione dell’Ippodromo del trotto di San Giovanni Teatino. Per sistemarvi la startup? Ma i giovani cervelli avrebbero potuto essere sistemati in qualunque altro locale adatto ai loro bisogni. Per organizzare un Internazionale di Endurance a agosto? Ma è proprio quello che fa l’Ippodromo di San Rossore, a Pisa, che ogni anno organizza gare di Endurance di rilevanza internazionale, con cavalli e cavalieri provenienti da tutto il mondo, in particolare dai ricchi Emirati Arabi Uniti, iniziativa che sarebbe stata perfetta per integrare le corse e valorizzare anche l’ippodromo maremmano. Per ospitare un’attività di pet-therapy? Ma la riabilitazione equestre non è una novità a Grosseto, già viene praticata in almeno due sedi, al Mustiaio a opera della Fondazione Il Sole, e al Cemivet, dalla Croce Rossa. Iniziativa lodevolissima, ma in linea, anche questa, con le attività che potevano essere realizzate prima della chiusura per evitarla. Per trasformare l’impianto in un centro ippico? Ma …

Non resta che una spiegazione. Il destino dell’Ippodromo era già segnato da molti anni, da quando fu acquistato non da ippici ma da persone estranee al mondo delle corse, alle sue tradizioni e ai suoi valori. Arrivata la crisi, affievolita la spinta economica, l’interesse per l’ippodromo si è progressivamente ridotto, fino a spegnersi del tutto. I suoi frequentatori, occasionali o abituali, se ne faranno una ragione. Ma per chi amava il Casalone, per chi vi è cresciuto, per chi era abituato a trascorrervi stupende serate estive, per chi non riesce a vivere senza i cavalli e le emozioni delle corse al galoppo, sarà difficile, anzi impossibile perdonare. –



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