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Caos Peep Pizzetti: pignoramenti anche con cartelle sospese

Francesca Ferri

Doccia fredda per otto proprietari di appartamenti: stipendi trattenuti e auto bloccate nonostante l’ordinanza del giudice

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GROSSETO. Non solo una questione di soldi. La vicenda del maxiconguaglio Peep Pizzetti arriva ad attanagliare la vita privata e la reputazione dei cittadini coinvolti.

A otto proprietari, che hanno già ottenuto dal giudice la sospensiva del pagamento delle cartelle esattoriali inviate a luglio, è arrivata in questi giorni la notifica dell’atto di pignoramento crediti emesso dall’Agenzia delle Entrate. Insomma, nonostante un giudice abbia stabilito che il pignoramento debba essere al momento sospeso in attesa di discutere la causa, otto persone si sono viste ugualmente recapitare una raccomandata o una Pec con un avviso che nessuno si aspettava: a chi ha un lavoro da dipendete viene trattenuta parte dello stipendio, ai liberi professionisti è stata requisita la macchina.

Come è noto il Comune ha chiesto un conguaglio da 7 milioni a circa trecento proprietari di appartamenti del Peep Pizzetti per l’esproprio dei terreni. L’amministrazione comunale l’anno scorso è passata alle maniere forti e ha chiesto all’Agenzia delle Entrate di emettere cartelle fino a 20mila euro.

I proprietari si sono rivolti al giudice chiedendo la sospensiva e hanno intentato causa perché il giudice stabilisca se la richiesta di denaro è legittima e in che misura. Le ordinanze di sospensiva stanno arrivando alla spicciolata perché i proprietari coinvolti sono seguiti da avvocati diversi.

La scorsa settimana Il Tirreno ha dato la notizia che alcuni avevano ricevuto la notifica del pignoramento nonostante il giudice non si fosse ancora pronunciato. In questo caso il pronunciamento c’era, ma non è bastato.

«L’Agenzia delle Entrate è un soggetto esecutore di quanto le commissiona il Comune – spiega l’avvocato Claudio Fiori che segue 70 proprietari, otto dei quali si sono ritrovati con il pignoramento nonostante la sospensiva –. Quando cominciarono ad arrivare le cartelle esattoriali, da giugno, le abbiamo impugnate contestando il titolo esecutivo che ha avviato la procedura. Il giudice ha sospeso l’esecutività della cartella e di conseguenza il Comune non avrebbe nemmeno potuto chiedere all’Agenzia delle Entrate di procedere con i pignoramenti». E non solo.

«Dalla notifica delle cartelle – prosegue Fiori – il Comune aveva 60 giorni per comunicare all’Agenzia delle Entrate che nel frattempo il giudice aveva sospeso l’esecutività delle cartelle. Nella gran parte dei casi lo ha fatto, ma per alcuni casi ci sarebbe stato un disguido tra gli uffici comunali». Un disguido costato a chi parte dello stipendio, a chi una macchina bloccata. Senza che ve ne fosse ragione. —

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