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Grosseto

L'allarme: «Vogliono chiudere il carcere di via Saffi»

L'allarme: «Vogliono chiudere il carcere di via Saffi»

L'istituto penitenziario è stato inserito in un piano di dismissione e la motivazione sarebbe riconducibile alla carenza di personale

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GROSSETO. «L’informativa indirizzata al Capo del Dipartimento Francesco Basentini del 7 marzo 2019, firmata dal Provveditore Toscana-Umbria dell’Amministrazione penitenziaria, Antonio Fullone, non lascia spazio a diverse interpretazioni: la Casa circondariale di Grosseto in via Aurelio Saffi chiude e forse molto presto visto che manca solo la firma del ministro della giustizia».. La notizia arriva da Francesco Sansone, coordinatore provinciale di Uil Pubblica amministrazione. Che lancia un allarme anche in considerazione della perdita dei posti di lavoro e chiede un incontro. «Prima il nuovo carcere, e ci sarebbe già una sede possibile, poi la chiusura di quello vecchio».

«L’inserimento di questo istituto penitenziario nel piano di chiusura - argomenta Sansone - è determinato, così come si legge nel documento, dalle criticità legate alla carenza di personale: “previste in organico 37 unità ma in forza 26 unità, di cui 5 unità sono assegnata al nucleo traduzioni interprovinciale, e 2 usciti a seguito delle revoche dei trasferimenti disposti ai sensi della legge 104 del 1992; legate alla capienza massima: inferiore a 50 unità detentive; legate a motivi strutturali: gli spazi sono “augusti ed inadeguati rispetto alle esigenze penitenziarie: la mensa di servizi è ricavata in una stanza angusta all’interno di un edificio…”». Sansone nota che «tutto avviene dopo poco tempo che sono stati ultimati i lavori dell’impianto di videosorveglianza, armeria, portineria»: spese che «potevano a questo punto essere evitate».

No alla chiusura se prima non c’è il nuovo carcere, è il concetto espresso da Sansone: «Inoltre da contatti avuti immediatamente dopo aver appreso la notizia, con il sindaco, ci risulta la piena disponibilità da parte della casa comunale, alla cessione di una ex struttura militare in loco, affinché ivi si possa pensare di realizzare il nuovo carcere. Questa soluzione sembrerebbe non essere stata minimamente percorsa dall’Amministrazione penitenziaria, ferma nel proprio intendo di chiusura». —


 

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