Il Tirreno

Grosseto

IL PRESUNTO omicidio di via sauro 

Lettera di minacce per la figlia di Di Gioia alla vigilia della prima udienza in Assise

Alfredo Faetti
Lettera di minacce per la figlia di Di Gioia alla vigilia della prima udienza in Assise

Partito il processo, sì alla distruzione delle conversazioni tra legali e imputato. I primi testimoni saranno sentiti a maggio

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Non è stata una mattinata semplice per Giuseppe Di Gioia. Il 51enne è uscito di casa pronto per assistere al processo che lo vede imputato di omicidio preterintenzionale per la morte di sua madre, avvenuta nel 2015, ma non appena ha aperto aprire la cassetta delle lettere della sua abitazione ha trovato un messaggio anonimo: composte con pezzetti di giornale, minacce di morte rivolta alla figlia.

Non è la prima volta che accade: Di Gioia, spiega il suo legale Sabrina Pollini, ha iniziato a ricevere messaggi di questo genere subito dopo la sua scarcerazione nel 2016. E questi messaggi oggi sono oggetto di un procedimento in cui il 51enne è parte offesa. L’autore è anonimo, nascosto dietro il metodo del collage fatto di parole stampate sui giornali, ma i messaggi restano chiari, per quanto inquietanti.

Smaltito il timore misto alla rabbia, Di Gioia è entrato in aula puntale, senza che i più lo riconoscessero. Niente barba, un po’ingrassato, sempre composto nella sua giacca badge al fianco dei suoi due avvocati difensori, Pollini e Alessia Ceraolo. Ha voluto assistere all’inizio del processo in Corte di assise: secondo l’accusa il 24 ottobre 2015 avrebbe ucciso sua madre Donata Muccio, 85 anni, durante una lite nell’appartamento della donna, in via Sauro a Grosseto. Il pubblico ministero Salvatore Ferraro ha presentato la sua lista di testimoni, composta in buona parte da vicini di casa e persone legate ad attività con cui Di Gioia aveva a che fare, in modo da poterne «ricostruire la personalità», come ha spiegato lo stesso magistrato. La difesa, dal canto suo, ha invece visto accogliere la propria eccezione per la distruzione di parte di intercettazioni telefoniche intercorse proprio tra l’imputato e i suoi avvocati, contestandone la validità. È stato lo stesso Ferraro ha dare parere positivo all’eccezione, seppur spiegando che gli stralci contestati non sono stati usati nelle indagini né sarebbero stati utilizzati nel processo. Pollini e Ceraolo ne hanno comunque chiesto la distruzione, perché in quelle intercettazioni ci sono telefonate tra loro e l’imputato e sua moglie in cui viene discussa la linea difensiva, quindi inutilizzabili.

Formalizzata la premessa, ora il processo presieduto dal giudice Laura Di Girolamo (a latere Adolfo Di Zenzo, più i giudici popolari) può entrare nel vivo con il dibattimento che prenderà il via a maggio con i primi testimoni. Secondo la Procura, Di Gioia non avrebbe voluto uccidere la madre: la morte sarebbe stata la conseguenza delle lesioni causate alla donna, che sarebbe stata presa per il collo fino a causarle asfissia e la frattura dell’osso ioide. Una ricostruzione che in quel momento ha permesso di riformulare il capo d’accusa, da omicidio volontario a preterintenzionale, legato piuttosto a una rapina. L’ipotesi accusatoria infatti sostiene che Di Gioia abbia portato via almeno una trentina di oggetti della donna: un borsellino, chiavi, collane, bracciali, orecchini e simili, oltre che 290 euro in contanti e un cellulare che apparteneva alla sorella Maria Giuseppa, costituitasi parte offesa nel processo insieme all’altro fratello Nicola Antonio, seguiti entrambi dall’avvocato Mara Renzetti. Nel corso delle indagini preliminari, davanti al magistrato Di Gioia con dichiarazioni spontanee aveva ammesso di aver litigato con la madre ma aveva sempre negato di averle messo le mani addosso. Il 51enne venne sottoposto a fermo di polizia giudiziaria la sera stessa, dopo che gli oggetti erano stati ritrovati sul tetto della casa di via Sauro: è rimasto in carcere fino al 26 novembre, per poi passare ai domiciliari. La misura cautelare era definitivamente cessata l’8 gennaio 2016. Pochi giorni dopo sono arrivati quegli inquietanti messaggi anonimi. —

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di Redazione web