Attenzione
Rossi difende la variante «Forse neanche 200 case»
L’assessore replica a Pd e Lista Mascagni sui piani di edificazione al Casalone «Ci sono 3mila residenti in più e il Comune incasserà milioni di euro di oneri»
«Mascagni e il Pd stavolta la sparano grossa». Non saranno 300, ma forse nemmeno 200 – a quanto pare – i nuovi appartamenti che potranno essere realizzati se sarà approvata la relativa variante urbanistica che interessa circa 17 ettari di terreno agricolo alle porte di Grosseto, nella zona del Casalone, tra via Alberto Sordi e la ferrovia. E non ci sarà nemmeno consumo di nuovo suolo – sostiene l’assessore all’urbanistica Fabrizio Rossi – perché si tratta di terreno già inserito nel tessuto urbano, anche se – va detto – al momento è terreno coltivato.
In una nota l’assessore replica alle accuse mosse dai consiglieri comunali del Pd e della Lista Mascagni nei confronti della predisposizione di alcune varianti, tra cui quella del Casalone, che anticipano la revisione complessiva del piano regolatore il cui iter dovrebbe prendere il via a novembre. Previsioni che l’opposizione di centrosinistra giudica come una fuga in avanti rispetto proprio al lavoro che dovrà essere fatto dall’architetta Silvia Viviani, la progettista che la giunta Vivarelli Colonna ha incaricato per la redazione del piano operativo, quello che un tempo era il regolamento urbanistico.
La nota dell’amministrazione comunale accusa, però, il Pd e il centrosinistra di “doppiopesismo” ricordando che con la giunta Bonifazi, e Lorenzo Mascagni presidente della commissione urbanistica, l’uso delle varianti anticipatorie sarebbe stato ben più spinto di quello che sta facendo la giunta attuale. Il centro commerciale Maremà, per esempio – si sottolinea nella nota – è nato grazie a una variante anticipatoria.
Le varianti – chiarisce l’assessore Fabrizio Rossi – sono strumenti previsti dalla normativa regionale per correggere le storture di una pianificazione urbanistica e quelle predisposte dall’attuale amministrazione servirebbero ad adeguare alle nuove esigenze della città le previsioni del piano strutturale che risale al 2006 e del regolamento urbanistico che fu adottato nel 2011 e approvato definitivamente nel 2013.
E poi – si spiega nella nota – rendere edificabili quei 17 ettari non comporterebbe consumo di nuovo suolo, almeno da un punto di vista formale, perché, anche se attualmente sono verde privato e sono coltivati, quei terreni fanno già parte del tessuto urbano di Grosseto.
La nota dell’amministrazione sottolinea anche che il dimensionamento delle zone edificabili non sarebbe stravolto, come invece paventano i consiglieri dell’opposizione, dal momento che dal 3 luglio 2018 sono decadute alcune delle urbanistiche vigenti, che non sono state utilizzate: superfici edificabili che potranno essere spostate al Casalone senza inficiare la futura pianificazione.
Si sottolinea poi che da questa previsione il Comune conta di incassare alcuni milioni di euro di oneri di urbanizzazione da destinare in opere pubbliche, potrà acquisire aree da destinare alla nuova pianificazione e opere pubbliche che i privati cederanno.
Secondo l’amministrazione, il Pd e il centrosinistra ignorerebbero che la città è cresciuta di oltre 3mila residenti negli ultimi cinque anni e che alcune scelte urbanistiche del vecchio regolamento urbanistico non sono mai partite.
E poi, «l’edilizia deve essere favorita perché i cantieri generano occupazione e sviluppo economico». —
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