Sicurezza
Morìa di pini a Rosmarina «Il “malato zero” mai rimosso»
Cinque alberi di un giardino seccati in due anni e altri tre ormai compromessi «Il Comune non ha mai risposto alla segnalazione. Ora serve un monitoraggio»
GROSSETO. Cinque pini morti nel giro di due anni. Cinque bellissimi alberi di un giardino privato attaccati da un insetto arrivato da un pino malato sulla pubblica via. Cinque pini che si sarebbero potuti salvare con un semplice quanto ragionevole gesto: abbattere il pino malato. Il quale, però, a distanza di due anni è ancora lì al suo posto e sta continuando a infettare altri pini del circondario.
Succede a Marina di Grosseto, nel cuore verde del paese, il quartiere di Rosmarina, immerso nella pineta a nord della frazione. Alessandro Camaiti, avvocato di Grosseto, è proprietario di una villetta in viale Montecristo, davanti alla rotatoria di via del Giglio. In giardino fino a un paio di anni fa svettavano tredici pini. Oggi gliene restano otto.
Tutto è iniziato nel 2016. Le fronde di un pino che si trova sullo spartitraffico di viale Montecristo, proprio davanti a casa sua, hanno cominciato a ingiallire e poi a imbrunire in un color ruggine. Camaiti ha chiamato un esperto e ha fatto fare una perizia. La diagnosi non ha lasciato spazio a dubbi: quel pino è risultato colpito da un insetto, il blastofago (o tomicus), che uccide gli alberi scavando nei tronchi e decretandone la morte in pochi mesi, prima di spostarsi sulle piante vicine, finendole una a una.
Rimedi efficaci contro l’insetto, una volta che si è annidato in un pino, non si conoscono. Il fatale effetto domino – decreta l’agronomo – si può evitare solo in un modo: abbattendo il pino malato prima che contamini gli altri.
Così Camaiti nel maggio del 2017 invia una raccomandata al Comune di Grosseto, allegandovi la relazione tecnica dello studio professionale, per chiedere che il pino, di proprietà comunale, ormai secco, venga rimosso. Il risultato?
«Quella raccomandata è stata consegnata il 25 maggio 2017 ma io non ho mai ricevuto risposta», spiega l’avvocato guardando dal suo terrazzo verso il pino che è ancora in piedi e sul quale – tra l’altro – è arrotolato un cavo della corrente. La zona della casa che dà sul mare, una volta ombreggiata dalle chiome dei pini, ora è picchiata dal sole.
Con l’avvocato ci sono anche altri abitanti della zona, preoccupati di un’eventuale propagazione dell’insetto.
Camaiti ricostruisce la cronaca di un evento che – ne è convinto – si sarebbe potuto evitare. «Il primo pino ad essere attaccato è stato quello al centro dello spartitraffico – spiega Camaiti –. Poi si è ammalato un altro pino pubblico che si trovava sul marciapiede, accanto al mio giardino. Da lì sono seccati nel giro di un paio di anni cinque miei pini». Una perdita dal punto di vista ambientale, estetico e, non ultimo, anche economico visto quanto costa far tagliare un pino. E non è finita.
Sul lato opposto della strada già altri tre alberi, in giardini privati, appaiono secchi. «A settembre erano verdi – dice Camaiti –. È ora a primavera che l’insetto depone le uova e a giugno si sposta in altri pini. Sarebbe il momento giusto per abbattere quel pino».
E sarebbe anche il momento di fare un censimento delle piante attaccate. Il patrimonio verde di Marina di Grosseto e Principina a Mare – già pesantemente colpito dalla cimice americana e dal matsococcus – potrebbe infatti rischiare davvero grosso. «Il mio è un appello perché il Comune abbatta questo pino e faccia un censimento generale – conclude l’avvocato –. A Grosseto il Comune sta abbattendo decine di pini sani perché le radici rovinano le strade. Qui c’è un solo pino attaccato da un insetto che in pochi mesi ha fatto terra bruciata, e proprio nel cuore di Marina di Grosseto, che vive della sua pineta. E in due anni non si è riusciti a toglierlo». —
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