Il Tirreno

Grosseto

I luoghi importanti, segni degli eventi, per rallentare la corsa verso l’oblio

stefano adami

Manipolazione della storia e disattenzione La memoria collettiva è sempre più a rischio 

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segnali dall’avana

stefano adami

Il secolo che si è concluso da poco meno di una generazione resta il secolo maestro nella manipolazione della memoria. La memoria diveniva propaganda.

Per questo è sempre più difficile parlare di memoria condivisa. La memoria, piuttosto, se ne va in giro in stracci. Basta guardarla. Eventi, periodi, personalità nocive, distruttive, spesso diventano gloriose. Da ricordare solo per encomio. Sono i Grandi Timonieri.

In molti luoghi del mondo, certi eventi non si possono nemmeno nominare. La legge lo proibisce. Severissime le punizioni. È il caso del genocidio armeno in Turchia. Per lo stato Turco non è mai esistito: riferirsi ad esso, anche lontanamente, è un reato grave. In altre località del globo, è meglio non criticare apertamente il proprio paese, la sua condotta. Può essere un reato. Durante la presidenza di Bush figlio si votò il Patriot Act, che sanzionava gli americani che criticavano gli Usa per la loro condotta riguardo l’Iraq. Ma George Bush figlio amava definirsi un “presidente di guerra”.

Anche l’Europa ha girato con passione il grande mestolo della manipolazione di storia e memoria. È facile: i cittadini sono generalmente disattenti e poco interessati. Raramente si rendono subito conto delle carte scambiate in tavola. Oggi non c’è neanche più bisogno di aspettare tempo. Si fabbrica direttamente la notizia manipolata. In Italia s’intende eliminare il tema di storia alla maturità, visto che a sceglierlo è solo l’1% dei candidati. La maggioranza degli studenti preferisce credere che la storia sia solo una perdita di tempo. Già dal 2002, a due passi dal campo di concentramento di Auschwitz, è nato un centro commerciale. Come se fosse un luogo qualsiasi. I passanti, naturalmente, conoscono più il supermercato che il lager. Il governo austriaco vorrebbe, in questi mesi, abbattere la casa natale di Hitler, vicino Linz. Perché è diventata luogo di raccolta dei neonazisti di tutta Europa. Un errore. È nell’assenza che i miti esplodono (è il verbo giusto). Se non c’è più un luogo, diventa arduo ricordare con precisione la figura o la rete di fatti che vi è legata.

Il luogo è segno petroso dell’evento. In esso si deve ricostruire con precisione l’intreccio di eventi, le molteplicità delle causali convergenti che originano il fenomeno. Da quelle scendere verso le radici, risalire ai rami. Il luogo è cassa di risonanza di quel che è.

Per questo è notevole il progetto degli artisti per la Casa della Memoria di Maiano Lavacchio. Anche se poi si corre a dimenticare. Perciò importante: per rallentare la corsa verso l’oblio. —



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