Sicurezza
Società riconducibile ai Casamonica sequestrata a Marina
Operazione “All’Ombra del Cupolone”: la Ca.Me 2012 sarebbe stata pronta ad aprire un ristorante sul litorale
Il progetto non è mai decollato e la società finita nel mirino della sezione specializzata delle misure di prevenzione del tribunale di Roma, di fatto, è tutt’oggi totalmente inattiva. La sede legale della Ca.Me 2012 srl, però, è sul lungomare Leopoldo II di Lorena e sarebbe stata aperta, si legge nell’ordinanza di sequestro, «per la gestione di ristoranti, osterie, tavole calde e bar, quindi verosimilmente – scrivono i giudici – avrebbe dovuto avere quale scopo l’apertura di un ristorante o di un bar sul mare». Il capitale sociale della Ca. Me srl è stato posto sotto sequestro due giorni fa e fa parte di quell’operazione chiamata “All’Ombra del Cupolone” grazie alla quale la Procura di Roma ha dato un altro colpo al clan dei Casamonica e alla ’ndrangheta.
Secondo gli investigatori, gli appartenenti alla famiglia dei Casamonica si sarebbero legati ad esponenti di cosche della ’ndrangheta e insieme avrebbero aperto bar, ristoranti, trattorie e locali in tutta Italia. Le indagini che hanno portato al sequestro di beni patrimoniali per 29 milioni di euro, avrebbe accertato un’infiltrazione nella realtà economico-finanziaria della Capitale, iniziata alla fine degli anni ’90, da parte di alcuni appartenenti di cosche della ’ndrangheta che, dopo essersi insediati a Roma, sarebbero entrati in contatto con appartenenti alla famiglia Casamonica stringendo alleanze. Con l’ausilio di prestanomi avrebbero acquistato locali in zone turistiche della Capitale, reinvestendo cospicue somme di denaro di provenienza illecita. Soldi che arrivavano all’organizzazione criminale attraverso il traffico di stupefacenti e attraverso l’usura.
Amministratore unico della Ca.Me 2012 srl è Francesco Calvi, originario di Reggio Calabria, 59 anni, per il quale è stata richiesta la misura cautelare perché ritenuto socialmente pericoloso. L’acronimo della società, Ca.Me, è lo stesso, scritto invertendo le iniziali, della Me.Ca, che gestisce un bar birreria a Roma. Calvi, che secondo gli investigatori apparterrebbe alle cosche calabresi, avrebbe avuto interesse quindi a investire sul litorale grossetano. «La progressiva espansione economica del nucleo familiare Calvi - Mercuri - Filippone è stata determinata - scrivono ancora i giudici - è stata determinata dagli enormi capitali illeciti conseguiti nel tempo dagli stessi, condizione che ha permesso loro di inserirsi in settori economici legali in violazione delle leggi di mercato, avvalendosi della forza intimidatrice che la ’ndrangheta esprime anche fuori dai confini geografici propri». Per i giudici, la conferma di avere a che fare con ’ndranghetisti di rango si trova «nel fatto che essi appaiono sostanzialmente dei nullatenenti - scrivono nell’ordinanza - o con disponibilità proporzionale alle modeste entrate delle attività ufficialmente svolte». È il caso di Calvi, amministratore unico della società che probabilmente stava cercando di aprire un ristorante o un bar sulla spiaggia di Marina di Grosseto e che proprio nella frazione balneare aveva impiantato la sede della sua società: negli ultimi vent’anni, il cinquantanovenne non ha mai dichiarato redditi, nonostante fosse titolare anche di un bar a Parma. Socia al 50% della Ca.Me srl è poi la moglie di Calvi, Francesca Mercuri, che insieme al marito e al fratello fu arrestata nel 1997 a Palmi per i reati di associazione a delinquere finalizzata all’usura. I calabresi si sarebbero messi in affari con i Casamonica e i tentacoli della mafia sarebbe così arrivati a Grosseto. —
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