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Maiano Lavacchio, a 75 anni dalla strage il ricordo che guarda alla contemporaneità

Francesca Ferri
Maiano Lavacchio, a 75 anni dalla strage il ricordo che guarda alla contemporaneità

Scuole, istituzioni e associazioni hanno commemorato gli undici giovani uccisi dai fascisti. Assente il sindaco di Grosseto

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La Storia torna a Maiano Lavacchio nel 75° anniversario della strage dei martiri d’Istia, gli undici giovani di Istia d’Ombrone catturati nella macchia e uccisi dai fascisti il 22 marzo 1943.

Ieri nel piccolo borgo nel comune di Magliano in Toscana si sono ricordati gli “undici agnelli”, undici delle 19.160 vittime delle stragi e delle singole uccisioni nazifasciste commesse in Italia dopo l’8 settembre 1943, come ha ricordato Lucia Matergi per l’Anpi. «Davanti alle loro lapidi – ha sottolineato – non c’è spazio per i dubbi: la nostra democrazia, che qui come in altri 3779 luoghi di martirio si è costruita drammaticamente, merita di essere difesa ogni giorno». Una memoria condivisa a tal punto che la sua gravità, ha detto Matergi, è stata avvertita anche dai «tanti che allora erano interni al regime e che ancora oggi non ne hanno preso chiaramente le distanze».

Ieri hanno voluto difendere questa memoria gli alunni delle scuole di Magliano, Cinigiano e Istia d’Ombrone, le autorità civili e militari, la prefetta Cinzia Torraco, i partigiani dell’Anpi, l’Isgrec, l’Associazione Nazionale vigili del fuoco, sindacalisti, politici e semplici cittadini. Non è passata inosservata l’assenza del sindaco di Grosseto e presidente della Provincia Antonfrancesco Vivarelli Colonna, che nelle stesse ore ha partecipato alla presentazione al Polo Bianciardi del documentario “I segreti delle mura medicee”. L’anno scorso il suo discorso «contro ogni totalitarismo» pronunciato senza che mai comparisse la parola «fascismo» suscitò indignazione in molti dei presenti.

Al suo posto ieri c’era il presidente del consiglio comunale Claudio Cosimo Pacella, che ha ricordato come i martiri d’Istia siano stati «uccisi in modo vigliacco» e ha parlato di una «ferita che sentiamo viva», citando la Costituzione e in particolare l’articolo 11: «La Repubblica rifiuta la guerra».

Assente anche il sindaco di Magliano Diego Cinelli, al cui posto ha partecipato la vicesindaca Mirella Pastorelli.

Per Cinigiano c’era la prima cittadina Romina Sani, che ha esortato affinché la memoria pubblica diventi «monito contro il populismo», contro il ritorno e l’inasprimento della violenza e «contro l’indifferenza verso questo ritorno».

La cerimonia è stata inaugurata con una messa celebrata nella cappella fatta costruire dalla famiglia Matteini. Una corona d’alloro è stata poi deposta al monumento che si trova davanti alla scuola elementare che l’Isgrec sta trasformando in Casa della memoria del futuro, un progetto di restauro e riuso di un luogo simbolico della strage destinato a diventare contenitore culturale e laboratorio di studio per studenti da tutto il mondo. La professoressa Luciana Rocchi, direttrice del comitato scientifico dell’Isgrec, e Loriano Valentini, direttore dell’Isgrec, hanno poi accompagnato i presenti a visitare il cantiere della Casa della memoria al futuro. Il progetto, firmato dall’architetto Edoardo Milesi, è partito nel 2018. Sistemati gli esterni, c’è da realizzare l’interno con una cucina biblioteca, un’aula polifuzionale e una zona dove gli studenti possono alloggiare. Un conto corrente dedicato alla raccolta fondi è aperto a Banca Tema (Iban IT 78I088 5114301 0000 00209599) e oggi al Maam si inaugura una mostra con quadri in vendita, il cui ricavato aiuterà il progetto. —

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