La manifestazione
Frode con i capi a etichetta Mabro Tutti prosciolti
Tra gli imputati c’era anche Andrea Barontini. È stato lo stesso pm a sollecitare l’assoluzione al termine del dibattimento
GROSSETO. Tutti assolti («il fatto non sussiste») gli imputati per frode in concorso in relazione alla vendita di capi di abbigliamento (nello store di via Senese erano stati trovati 135 maglie, 1161 camicie) a marchio “Mabro” avvenuta dal settembre 2011 al gennaio 2012. Così ha deciso il giudice Giovanni Puliatti, accogliendo la richiesta formulata dalla viceprocuratrice onoraria Fidelia Dompetrini: nella requisitoria, il pm si è basata anche su una sentenza di Cassazione del novembre scorso, perfettamente tagliata anche sul caso discusso al Tribunale di Grosseto.
Erano sotto accusa Gianluca Mauro, pratese, in qualità di amministratore unico di Abbigliamento Grosseto, Andrea Barontini, anche lui di Prato, in qualità di fiduciario della stessa srl, Silvano Franchi, socio della Compagnia mercantile della lana e del cotone (aveva patteggiato nel luglio 2016), e Alessandro Tacca, in qualità di amministratore unico della stessa srl (questi ultimi due sono di Novara). Nessuno di loro era presente all’ultima udienza (Barontini si era fatto interrogare, in precedenza). Abbigliamento Grosseto e Compagnia della lana avevano stipulato un contratto di affitto di ramo d’azienda. Anche le società erano davanti al giudice, incolpate per l’illecito amministrativo.
Come ribadito da ufficiali e sottufficiali della guardia di finanza incaricati delle indagini, i capi di abbigliamento erano di ottima qualità, i maglioni erano realmente di cachemire. E come hanno ricordato i difensori (tra cui i grossetani Luciano Giorgi, Carlo Valle e Romano Lombardi) ciò che era stato messo in vendita e venduto era conforme alla qualità del prodotto, nulla importando che l’etichetta fosse diversa. Motivazioni entro 65 giorni. — P.S.
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