Il Tirreno

Grosseto

l’omicidio di via matteotti 

«Quel testimone ha fornito un alibi falso»

Francesca Gori
«Quel testimone ha fornito un alibi falso»

L’avvocato della madre di Salvatore De Simone ha presentato una memoria. Per il verdetto bisognerà attendere luglio

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Raffaele Papa, ieri mattina, non si è presentato in tribunale. Nell’aula dove il giudice Marco Mezzaluna ha celebrato l’udienza preliminare - durante la quale l’avvocato Carlo Valle che difende il trentaduenne accusato di essere l’autore materiale del delitto di Salvatore De Simone, 43, morto a Follonica il 13 aprile 2017, e suo padre Antonio Papa, 58 anni, imputato di concorso in omicidio, ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato (udienza 11 luglio) - c’erano i familiari delle vittime e i carabinieri, con il colonnello Carlo Bellotti. Al termine è stato rinviato a giudizio Dmytro Lazoyar, 31 anni, il collaboratore della famiglia Papa, accusato di favoreggiamento e detenzione di arma: il processo per lui si aprirà il 9 ottobre. L’avvocato Valle ieri ha rimesso il mandato: l’uomo sarebbe irreperibile.

Per l’accusa Raffaele Papa avrebbe agito con premeditazione e per futili motivi, su istigazione del padre, sparando in strada a Follonica contro Salvatore De Simone. Padre e figlio dovranno rispondere anche del tentato omicidio di Massimiliano De Simone, fratello di Salvatore, 48 anni, e di Paola Martinozzi, 57 anni, farmacista, che stava passando per caso dalla strada dove avvenne il delitto e fu raggiunta da un proiettile esploso da Raffaele Papa che la colpì al collo.

È stato durante l’udienza alla quale hanno partecipato i familiari di Salvatore e Massimiliano De Simone, che l’avvocato Alessandro Risaliti che assiste Giuseppa Marcelli, la madre dei due uomini, ha presentato una memoria nella quale il difensore ha ricostruito i 17 minuti precedenti alla sparatoria. Memoria nella quale si fa riferimento anche a un testimone che avrebbe fornito un alibi ritenuto non attendibile. Alibi che riguardava proprio quei 17 minuti durante i quali Raffaele Papa e il padre Antonio si allontanarono dalla rosticceria Da Buono, davanti alla quale era appena avvenuta la lite con i vicini, per andare a prendere la pistola, quella Tanfoglio con matricola abrasa che ha poi sparato e ucciso Salvatore e ridotto in condizioni gravissime Massimiliano e Paola.

L’arma non si trovava infatti nel locale davanti al quale era scoppiata la lite: secondo l’avvocato della madre di Salvatore, si trovava nell’agenzia di pompe funebri che ha sede nella zona industriale. Un testimone, che fu sentito dal pm nei giorni successivi alla sparatoria, disse di aver avuto un appuntamento con i due, per vedere un capannone che si trovava vicino alla Last Travel. Ma sarebbe stato il proprietario del capannone a smentire l’alibi: le chiavi di quel magazzino le aveva soltanto lui e non le aveva mai date a nessuno.

Assistiti dagli avvocati Franco Ciullini, Laura Pacenti , Tullio Padovani e Daniele Burgassi, i familiari delle tre vittime si sono costituiti parte civile così come il Comune di Follonica che si è affidato all’avvocato Andrea Coscarelli. —



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