Finanza
Test per stranieri Manda l’amico al suo posto Truffa sventata
Uno ha 30 anni e sa l’Italiano l’altro ne ha 53 e con la lingua non se la cava; e così all’esame si è presentato il più giovane con l’identità del connazionale
Sono una coppia di amici, sono stranieri e arrivano entrambi dal Senegal: uno ha 30 anni e con la lingua italiana se la cava, l’altro di anni ne ha 53 e nell’idioletto nostrano non spiccica una parola. Siccome sono amici, una mano lava l’altra e entrambe lavano il viso, come si suole dire. Bene, insomma, la collaborazione tra connazionali, peccato però che alla base del reciproco sostegno c’è una tentata truffa: aggravata e in concorso, per cui entrambi sono stati denunciati.
Ecco la vicenda. Il migrante più anziano deve sostenere un test di italiano: è l’ “esame” di verifica della conoscenza della lingua nazionale a cui deve sottoporsi il cittadino straniero che vive legalmente in Italia da più di cinque anni e intende chiedere il permesso Ce per soggiornanti di lungo periodo (articolo 9, Testo Unico sull’immigrazione); deve cioè sostenere e superare il test di conoscenza della lingua italiana, disciplinato dal decreto del ministro dell’interno del 4 giugno 2010. E siccome l’italiano non lo sa, e teme di non superare il test, all’esame ci manda l’amico più giovane: ovviamente, con i suoi documenti.
E così il trentenne ieri mattina si reca in un istituto di Follonica per sostenere l’esame di italiano al posto dell’amico.
La truffa non è riuscita. È andata male a entrambi. Ieri mattina, infatti, personale dell’ufficio immigrazione della Questura di Grosseto – in collaborazione con i carabinieri della compagnia di Follonica – era sguinzagliato nella Città del Golfo per svolgere controlli proprio sulla regolarità dello svolgimento dei test di conoscenza della lingua italiana; il superamento della prova è il presupposto necessario per ottenere il permesso di soggiorno di lungo periodo.
Tutto sembrava andare liscio per i due amici in combutta, ma alla fine del test al giovane senegalese è stato chiesto dagli operatori di mostrare il documento. E quella fotografia sulla carta non sembrava proprio ritrarre lui, che ha insistito: «Questo sono io e questo è il mio documento». Poi ha ceduto. E ha ammesso agli operatori dell’ufficio immigrazione di essersi presentato al test al posto di un connazionale. Da qui l’identificazione di entrambi che sono stati denunciati per sostituzione di persona e tentata truffa aggravata in concorso. È il settimo caso negli ultimi sei mesi emerso nell’ambito dei controlli sullo svolgimento dei test. –
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