Il Tirreno

Grosseto

I piccoli produttori devono poter affrontare i mercati

Guido Del Gizzo Imprenditore agricolo

Dopo la conclusione delle indagini sulla presunta truffa dell’olio, un imprenditore agricolo indica i problemi del comparto e le soluzioni possibili 

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L’INTERVENTO

Sembrano stupite come Biancaneve, oggi, tutte le anime belle che invocano “pugno duro e sanzioni salate” contro i “sabotatori” dell’olio toscano, scoprendo che la nostra regione, così come l’Umbria, la Liguria e parecchie altre, vende ogni anno, da decenni, molto più olio Evo di quanto non ne possa produrre.

Rimarranno stupite, probabilmente, di fronte all’affermazione, anch’essa abbastanza scontata, che tale fenomeno riguarda anche gli altri settori di trasformazione: il caseificio, la cantina, il salumificio, con episodi di cronaca recente, come il ritiro cautelativo dal mercato, nel maggio 2018, del 10% della produzione annuale di prosciutto S. Daniele (300 mila pezzi) per un’ipotesi, ancora in corso di accertamento, di frode in commercio.

Il tema vero, oltre l’ipocrisia insopportabile dei commenti odierni, è quello della convivenza ultradecennale dei Consorzi di tutela, delle Associazioni di categoria, degli Enti regionali e della Grande distribuzione con questa situazione di evidenza solare.

Qualunque piccolo olivicoltore sa che è impossibile che un olio toscano possa essere venduto in Gdo a 7€ o meno, se ne costa dagli 8 ai 10 in raccolta e molitura: a condizione, naturalmente, di garantire ai raccoglitori paghe migliori di quelle di S. Ferdinando e rispettare le condizioni minime di igiene e sicurezza alimentare.

Detta fuori dai denti: la situazione attuale, esattamente come per il latte ovino o gli agrumi, è funzionale solo alle esigenze di trasformatori e commercializzatori, spingendo di fatto i produttori verso la frode o, in alternativa, l’impiego di schiavi in fase di raccolta e, per questo, strutturalmente criminogena.

Molti comparti di produzione agricola oramai non rappresentano più un problema economico, ma di vera e propria assenza dello Stato di diritto, che non può essere risolta solo dal lavoro encomiabile dei Carabinieri e della Guardia di finanza, costretti a intervenire in situazioni già sfuggite di mano.

In attesa che la politica riscopra di aver qualcosa da fare anche al di fuori delle campagne elettorali, per esempio azzerando gli organismi dirigenti dei consorzi, cambiando le procedure di controllo e definendo dei piani aggiornati di comparto, una soluzione rapida potrebbe essere l’adozione di sistemi di “Autocertificazione aziendale” su qualità e quantità dei prodotti, presentati come i Piani di autocontrollo attualmente usati in ristorazione, con la libertà di impiego delle indicazioni geografiche di produzione e un sistema di sanzioni rigoroso.

Questo consentirebbe ai piccoli produttori di affrontare il mercato con più forza, senza subire la concorrenza sleale di un sistema di certificazioni profondamente compromesso: salvaguardando, nel contempo, le radici autentiche delle nostre tradizioni agroalimentari. —

Guido Del Gizzo

Imprenditore agricolo



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