Il Tirreno

Grosseto

L’INCHIESTA: la procura ha chiuso il fascicolo 

«L’olio Igp Toscano era greco e pugliese» Moliture mai avvenute e prezzi gonfiati

Francesca Gori
«L’olio Igp Toscano era greco e pugliese» Moliture mai avvenute e prezzi gonfiati

Trentuno indagati tra frangitori e commercianti accusati di aver realizzato un prodotto non conforme alle direttive

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. Olio greco e pugliese imbottigliato in Toscana ed etichettato con il marchio Igp. Un prodotto di qualità, anzi, un prodotto di nicchia che rappresenta la terra toscana e soprattutto quella di Maremma in tutto il mondo. Perché quelle confezioni, le eleganti bottiglie di vetro da portare direttamente in tavola per condire a freddo, vengono esportate in tutto il mondo: in Paesi come gli Stati Uniti e il Giappone, ad esempio, dove i clienti sono disposti a spendere bei soldi per guastarsi un po’ di Toscana. Peccato però che, secondo le indagini dei carabinieri forestali coordinati dal sostituto procuratore Salvatore Ferraro, sulle tavole di chi sceglieva un prodotto di alta fascia di prezzo, dal gusto inconfondibile, non finiva l’olio prodotto in Toscana e certificato, ma quello che veniva acquistato in Grecia o in Puglia.

L’avviso di fine indagine è stato notificato ieri a 31 persone e a 16 aziende, che dovranno rispondere dei reati di frode in commercio e contraffazione di olio Igp. Le indagini dei carabinieri forestali sono cominciate nel settembre 2015, dopo un controllo effettuato in un frantoio poco distante da Grosseto: la quantità di olio extravergine d’oliva venduta era di gran lunga superiore - secondo gli investigatori - rispetto a quanto in realtà sarebbe stata la resa delle olive durante le due annate di raccolto, quella del 2014-2015 e quella del 2015 - 2016. Il meteo, durante quei due anni, non era stato generoso con gli olivocoltori e il sospetto della Procura è che durante i passaggi, dalla trasformazione alla commercializzazione dell’olio Igp, fossero utilizzate partite di prodotto che non avevano a che fare con quello lavorato in Maremma e in altre zone della Toscana. A finire nei guai infatti, oltre ad alcune aziende maremmane, sono società che operano nella provincia di Siena, di Firenze, di Arezzo e anche in Puglia.

L’indagine dei carabinieri forestali ruota tutta sulla tracciabilità dell’olio che deve essere registrato al Sian, il Sistema informativo agricolo nazionale, che è stato spulciato dagli uomini della forestale a caccia di analogie e incongruenze con la documentazione che era stata trovata nelle aziende. Poi, per molti campioni, i carabinieri hanno proceduto con le analisi del Dna, utilizzate in sede di indagini agroalimentari solo di recente, ma che sono le uniche in grado di caratterizzare in maniera inequivocabile specie e varietà diverse di olive dalle quali sia stato prodotto olio extravergine. Quello che sarebbe emerso fino a oggi è un’attività di commercializzazione, come olio extravergine di oliva Igp Toscano, di olio in realtà proveniente dalla Puglia e dalla Grecia.

In questo modo, gli indagati sarebbero riusciti a lucrare sul maggior prezzo che l’olio toscano di pregio ha rispetto all’olio italiano e comunitario, sia sul mercato nazionale che sui mercati esteri. Dalla Grecia alla Puglia quindi, l’olio sarebbe arrivato in Toscana dove, con la connivenza di titolari di frantoi che avrebbero simulato false moliture intestate ad ignari olivocoltori toscani e italiani, avrebbero fatto apparire la presa in carico di un prodotto che in realtà sarebbe stato differente rispetto a quello che veniva lavorato e poi messo in commercio. I trasformatori avrebbero anche accettato pari quantitativi di olio in nero proveniente soprattutto dalla Puglia, inquinando con queste false partite il prodotto di pregio dell’olio della Toscana. Per cinque dei 31 indagati la Procura ha anche contestato l’associazione per delinquere: sono Elio, Alberto e Francesco Feri (difesi dall’avvocato Carlo Valle) titolari della Fratelli Feri di Feri Elio e Alberto snc, Roberto Della Gatta (difesa Luciano Giorgi), legale rappresentante della società Della Gatta srl, e Girolamo Dirodi, titolare della Garganolii di Foggia (difesa Francesco Giarrusso) che avrebbe venduto l’olio alla Fratelli Feri. Olio che era stato certificato appunto come extravergine d’oliva pronto per diventare Igp Toscano ma che in realtà era stato acquistato dalla stessa società e che non era fatto con le olive toscane. L’olio così imbottigliato, che si fregiava del marchio di qualità che lo aveva reso così richiesto sul mercato, soprattutto quello internazionale, quando cominciò l’indagine non fu sequestrato: probabilmente era già arrivato sugli scaffali dei negozi statunitensi e giapponesi. Il prodotto comunque non era dannoso per la salute: la qualità delle olive utilizzate però sarebbe stata diversa da quella che sarebbe dovuta finire in una bottiglia marchiata con un’etichetta Igp. —

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