Sicurezza
La prima sciabolata alla Pineta con lo chef che spiegava le ricette
Il saluto commosso a Luciano Zazzeri dell’amico Roberto Tonini tra nostalgia e aneddoti
il ricordo
La notizia della morte di Luciano Zazzeri, titolare del ristorante “La Pineta”, a Marina di Bibbona, ieri è rimbalzata anche a Grosseto, dove lo chef sessantatreenne aveva molti amici.
Tra questi Roberto Tonini di Braccagni, per anni responsabile della locale condotta Slow food. Da Tonini Il Tirreno ha raccolto ieri una toccante testimonianza. «Luciano era un amico e un uomo di grande talento – racconta Tonini – che conoscevo dagli anni Ottanta, da quando aveva iniziato a prendersi cura dello stabilimento balneare e del piccolo ristorante di proprietà del padre. Fu un mio amico, Alessandro Cavina, che mi segnalò il suo locale, a Marina di Bibbona, paragonandolo al Gambero Rosso. Era entusiasta del posto e della cucina. Così si lasciava andare in lodi e apprezzamenti. Un giorno mi fece promettere che ci sarei andato e infine c’andai. Il ristorante aveva l’aspetto di un bagnetto e conoscendo vizi e virtù della Guida Michelin mi chiesi subito come potesse avere incassato una stella un ristorante con quell’aspetto. Poi entrai e le cose cominciarono a quadrare».
Tonini è emozionato. «Mi ricordo la prima volta che vidi i camerieri gemelli, Giovanni e Johnny; mi ricordo la prima stretta di mano con Luciano. Aveva un sorriso gentile, uno stile inimitabile, disponibilità infinita. Se avessi pubblicato un prontuario per disegnare e definire il ristoratore ideale, non c’avrei perso tempo: avrei descritto Luciano». «Una volta – prosegue Tonini – gli chiedemmo come aveva realizzato un dessert bellissimo e buono da morire, con una pesca finemente elaborata. Venne al tavolo e stette venti minuti in piedi a spiegarci, passaggio dopo passaggio, come si preparava quel dolce. Con quella pazienza lo avrebbe fatto giusto la mi’ nonna…». Al ristorante La Pineta, a Marina di Bibbona, Tonini ha anche assistito al suo primo Sabrage, la tecnica per aprire le bottiglie di champagne con una sciabola. «Luciano portò una torta e una spada. All’inizio non capivo, poi si mise a fianco di mia cugina, le prese la mano e la guidò a dare il famoso colpo secco. Il tappo se ne andò con il collo superiore della bottiglia e arrivò il getto di spuma». «Nel ristorante di Luciano – conclude Tonini – ci sono sempre andato spesso. Quando mi vedevano entrare i gemelli annunciavano il mio arrivo sempre con le stesse parole: “c’è Piere Sauvignon!”. Questo perché sapevano del mio amore per questo vino, che abitualmente sceglievo lì da loro». Luciano Zazzeri è venuto ospite in Maremma tante volte, proprio da Tonini, oppure a pranzi e cene della condotta Slow Food. Anche Cristina Neri, attuale presidente della Condotta, ieri, ha espresso vicinanza alla famiglia per la morte di Luciano. «Pur essendo stato un buon pescatore e avendo un ristorante tutto pesce – conclude Tonini – la sua passione era la caccia. E la cacciagione. Mando un abbraccio ai figli Andrea e Daniele, ai gemelli Giovanni e Johnny e a tutta la brigata della baracca». —
Gabriele Baldanzi
Altri servizi alle pagg.4 e 5
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