Il Tirreno

Grosseto

l’ordinanza 

Sessanta telefonate in un giorno: non potrà avvicinarsi alla sua ex

Francesca Gori

Sono stati insieme sei anni e hanno un figlio: la donna  ha fatto ricorso per definire i modi di affidamento, lui ha cominciato a perseguitarla  

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Gli avvocati si erano già parlati e stavano cercando di definire una separazione difficile, quella tra una coppia di ragazzi che hanno anche un bimbo piccolo. Sono stati insieme sei anni, poi, un anno fa, hanno capito che la loro relazione non sarebbe potuta proseguire oltre e la ragazza, a luglio dell’anno scorso, ha deciso di lasciare il suo compagno. Era diventato ossessivo, era geloso e spesso aveva adottato nei confronti della donna comportamenti violenti e minacciosi. Ma l’accordo non è stato trovato e lui, da qualche mese, ha cominciato a perseguitare la sua ex. Due giorni fa al ventinovenne è stato notificato un divieto di avvicinamento: l’ordinanza è stata firmata dal giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna su richiesta della Procura.

Difeso dall’avvocato Roberto Baccheschi, il ragazzo non potrà avvicinarsi alla sua ex, non potrà frequentare gli stessi luoghi che frequenta la ragazza e non potrà chiamarla. Nel caso in cui la incontri - ha scritto il giudice nell’ordinanza di custodia cautelare - dovrà tenere una distanza di almeno 100 metri.

Sono due i ricorsi che pendono in tribunale: uno presentato dall’avvocato della ragazza, Laura Fabbiani, per stabilire le modalità con le quali il padre avrebbe potuto vedere suo figlio, l’altra presentata da Baccheschi per chiedere al tribunale di applicare sanzioni alla mamma che non stava facendo vedere il bambino al padre.

Il ragazzo però, anziché aspettare che il tribunale decidesse il da farsi, avrebbe cominciato a perseguitare la ragazza, telefonandole anche sessanta volte al giorno e inviandole messaggi di minacce. «Soffrirai, questo è poco ma sicuro - ha scritto - Io vado in galera ma te soffrirai. Addio, quando meno te lo aspetti, puf, devi soffrire come ho fatto io.... troppo facile, io vado in galera ma te la faccio pagare». Al culmine di una lite, che sarebbe avvenuta lo scorso novembre, dopo averle sputato addosso il ragazzo avrebbe provato a entrare in casa dell’ex compagna dopo aver divelto la porta d’ingresso con una spallata e in almeno altre due occasioni, l’avrebbe alzata di peso e sbattuta contro il muro.

La giovane, impaurita, spesso si è rifugiata a casa della madre con il suo bambino e si è decisa a denunciarlo: i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile hanno svolto le indagini, hanno acquisito i messaggi che aveva ricevuto e hanno ascoltato anche alcuni testimoni che avrebbero confermato lo stato d’ansia e di paura nel quale sarebbe piombata la ragazza. Il ventinovenne sarà interrogato presto dal giudice. —

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di Redazione web