Il Tirreno

Grosseto

«Dicono che noi giovani non ci interessiamo E invece eccoci qua»

«Dicono che noi giovani non ci interessiamo E invece eccoci qua»

Noemi, Asia, Zoe, Alberto e migliaia di loro coetanei non si arrendono  Lottano per il rispetto dell’ambiente e del loro futuro. A loro la parola

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La marcia mondiale dei giovani per il clima passa anche da Grosseto dove ieri sono scesi in piazza circa 2.500 studenti e studentesse. A loro la parola.



«Questa manifestazione è un’occasione per farci sentire. Noi abbiamo partecipato pur non avendo il permesso. Porteremo la giustificazione. Dicono spesso che noi giovani non ci interessiamo alle cose, che ci escludiamo da soli. Siamo qui per dimostrare che non è così. Ah, ci danno fastidio le strumentalizzazioni, le bandiere, la politica che prova a cavalcarci…», Noemi Cassandra Rustici, 17 anni, 4ª E, liceo Rosmini.

«È la prima volta che partecipo a questo tipo di mobilitazione, di manifestazione. Non credevo fossimo così tanti. È una bella sensazione. Più siamo, meglio è, più avrà forza la nostra protesta», Asia Falcucci, 17 anni, 4ªA, liceo Rosmini.

«Siamo un gruppo di studenti di Orbetello. Alcun arrivati in auto, altri in treno. Ci tenevamo a essere qua e far sentire la nostra voce. Ci siamo informati e organizzati attraverso i social. Una manifestazione così, che si svolge in ogni città del mondo, è senza dubbio di grande impatto», Zoe Colosi, 16 anni, Polo liceale Orbetello.

«Siamo all’inizio di un percorso. Il movimento studentesco sta prendendo forma, questa volta per fermare una minaccia esistenziale per l’umanità stessa. Sappiamo che è una protesta globale. Ci fa piacere che la nostra scuola, il liceo scientifico, gli insegnanti stessi non ci ostacolino, ma ci abbiano dato spazio e informazioni», Alberto Fratini, 17 anni, rappresentante d’istituto, liceo scientifico Marconi.

«In classe, con l’insegnante Ylenia Marrapese, abbiamo parlato di questi temi. Siamo qua con consapevolezza. Non si possono negare i cambiamenti climatici e non è accettabile che si esca dagli accordi sul clima di Parigi. Sono stati fatti passi indietro negli anni. Noi oggi ne facciamo uno avanti, per quanto piccolo», Giulio Feruglio, Kadra Fauzi e Giacomo Polidori, Agrario.

«Le politiche degli ultimi anni non sono affatto favorevoli a noi millennial. È la prima volta che manifestiamo, che lo diciamo pubblicamente. Con Greta è nata una protesta che non si fermerà a questa bella giornata. Siamo orgogliosi della risposta che oggi abbiamo dato noi studenti della provincia di Grosseto», Viviana Chioccola 17 anni, 4ª E Agrario.

«I cambiamenti climatici, secondo le previsioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dal 2030 causeranno 250mila morti all’anno. Ecco perché combatterli è fondamentale e richiede un movimento di massa, diverso da qualsiasi altro, apolitico. I temi di cui parla Greta sono attuali, globali e toccano a tutti nel quotidiano», Rachele Stefanini, 18 anni, 4ª E Agrario.

«La nostra attenzione su certi temi è cresciuta nelle ultime settimane, grazie a Greta e al successivo lavoro di informazione fatto a scuola. L’ambiente in cui viviamo va salvato. È la cosa più preziosa che abbiamo. La manifestazione di oggi ci rende più consapevoli e forti come generazione», Madelin Rodriguez e Irina Sansone, entrambe 17 anni, 4ª G Rosmini, indirizzo linguistico.

«Quando ho sentito un mese fa della manifestazione partita dalla Svezia l’ho sentito di pancia che dovevo partecipare. Per tutte le volte che ho avuto timore di non arrivare ai 40 anni per una imminente fine del mondo. Per il desiderio che un giorno potrò vivere tranquilla realizzando i miei sogni. Per poter viaggiare ancora e stupirmi ancora di questa natura verde e meravigliosamente imponente. Per me, per noi uomini e per il mondo, tutti dentro a questa struttura organica, senza uno non c’è l’altro!», Suzanne Powell, 19 anni, liceo Artistico.

«Questa è la prima manifestazione a cui mi sono sentita di partecipare seriamente in quanto credo che l’azione di ogni singola persona e di ogni singolo essere vivente nel nostro pianeta abbia un impatto più o meno grande e credo sia importante prendere coscienza del fatto che Quella che noi chiamiamo casa un giorno non potremmo più considerarla tale. Chi ci garantisce che esistono altre alternative oltre al nostro pianeta nell'universo?», Inva Cela, 18 anni, liceo artistico. —



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