Il dolore
Distrugge 25 auto e 8 scooter: «È il piromane di Barbanella»
I carabinieri in aula hanno ricostruito il modus operandi del quarantacinquenne. Era stato incastrato anche dalle celle telefoniche durante una trasferta ad Arezzo
GROSSETO. Venne subito ribattezzato il “piromane di Barbanella”, ma la sua firma è stata trovata anche ad Arezzo. Un elemento fondamentale nel quadro indiziario a carico di Lucio Pagliucoli, 45 anni, difeso dall’avvocato Riccardo Benvenuti, ricostruito in aula dagli investigatori nel corso dell’ultima udienza del processo a suo carico che lo vede imputato per il reato incendio.
Incendi dolosi, secondo l’accusa, sostenuta dal vice procuratore onorario Fidelia Dompetrini, come ha ribadito anche l’esperto dei carabinieri che si è occupato delle indagini, partite dopo che tra il 2013 e il 2015 andarono distrutte tra le fiamme venticinque auto, otto ciclomotori, una moto e una bicicletta, parcheggiati sulla strada o in aree condominiali. Veicoli questi incendiati nella zona di Barbanella, il quartiere in cui era residente anche lo stesso Pagliucoli.
L’attenzione dei carabinieri si concentrò sul grossetano dopo che un testimone lo aveva riconosciuto e i militari fecero ben presto a circoscrivere il perimetro entro cui venivano consumati questi atti, tutti non distanti dall’abitazione dell’imputato.
Non solo: c’era anche il modus operandi a far sospettare agli inquirenti che l’autore degli incendi fosse la stessa persona, in quanto il fuoco era stato appiccato nel solito modo a tutti i mezzi poi andati distrutti, ovvero facendo partire le fiamme nella parte anteriore del veicolo, accanto alla ruota destra o sinistra che fosse, proprio sotto il paraurti.
Una buona base secondo gli investigatori per continuare a insistere su questa pista, tenendo sempre più sotto osservazione Pagliucoli. Nel giugno 2016 poi avviene un fatto importante: nella stessa notte vanno a fuoco due gazebo esterni di altrettanti locali nel centro storico di Arezzo, La Vigna e il Porca Vacca, e anche qui i sospetti ricadono su Pagliucoli, già condannato dal tribunale aretino per questi fatti a tre anni di reclusione sulla base di alcune testimonianza.
I carabinieri grossetani, ancor prima della sentenza, si misero subito in moto per capire se ci fosse qualche collegamento tra il Pagliucoli e i fatti d’Arezzo e collegando le celle del suo cellulare venne fuori che quella sera il sospettato si trovava proprio nella città della Giostra, trovando così conferma nel mosaico di indizi che stavano mettendo insieme.
Un quadro indiziario che ha portato il grossetano sotto processo, che riprenderà con il completamento dell’istruttoria con la deposizione del resto dei testimoni convocati dalla Procura di Grosseto nell’udienza in calendario per la fine di giugno, così come ha stabilito il giudice Giovanni Puliatti, avviando il procedimento verso una sentenza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
