Il Tirreno

Grosseto

il presidente dell’ordine dei medici, roberto madonna 

«Gogna mediatica, però occorre una tavola rotonda»

Gabriele Baldanzi

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GROSSETO. Il presidente dell’Ordine dei medici di Grosseto, Roberto Madonna, interviene nel dibattito sull’opportunità che i media pubblichino i nomi di medici e infermieri “avvisati”, quindi potenzialmente coinvolti, in alcuni procedimenti giudiziari. Negli ultimi mesi, in quattro diverse occasioni (l’ultima la morte di un anziano), i quotidiani hanno reso noti i nomi di sanitari che a Grosseto hanno ricevuto un avviso di garanzia. Madonna, senza giri di parole, spiega il suo punto di vista.

Perché i medici chiedono alla stampa un trattamento diverso rispetto ad altre categorie?

«Non è affatto così. Piuttosto è sempre più frequente che i medici vengano denigrati e lapidati senza alcuna colpa accertata. Lo trovo inaccettabile e credo che qualcosa debba essere fatto per cambiare lo stato delle cose».

I giornali non denigrano e non lapidano: danno notizia dell’avvio di un’indagine in ambito sanitario così come in ogni altro settore di pubblico rilievo e interesse, dai rifiuti alla politica, dalla sicurezza alla scuola, dai trasporti allo sport. E, come sempre e sempre nel rispetto della legge, pubblicano i nomi dei destinatari degli avvisi di garanzia.

«Ripeto: c’è qualcosa che non quadra in questo modo di procedere. Intanto iniziamo a spiegare chi, come, quando e perché le carte arrivano nelle redazioni, a volte ancora prima della cartolina verde ai diretti interessati. Noi medici sempre più spesso diventiamo oggetto di aggressioni mediatiche a seguito di procedimenti che poi, nel tempo, si dimostrano infondati. Prendiamo il caso Santoni: la Procura ha scelto una strada, quella di inviare gli avvisi di garanzia a tutti coloro che avevano messo mano al paziente, poi deceduto. Mi sta bene, ma non si può dire neppure che sia stata svolta un’indagine. Si è dato semplicemente un’occhiata alla cartella e stop. Domando a lei: è questa una notizia rilevante? È utile pubblicare i nomi di chi ha un’informazione di garanzia? Non sarebbe meglio aspettare almeno il decreto di rinvio a giudizio? ».

L’informazione di garanzia non è un sinonimo di colpevolezza o una condanna anticipata. Semplicemente presuppone l’esistenza di un procedimento penale, il quale non obbligatoriamente darà origine a un processo. Non si capisce perché la si debba definire gogna. La colpa era e resta eventuale.

«E invece no. Perché soprattutto in sanità medici e infermieri sono vessati e subito additati come responsabili, anche quando essi sono assolutamente sereni e consci di non aver commesso alcun reato, né omissione o errore diagnostico-terapeutico. Anche perché il passo è brevissimo dalla pubblicazione dei nomi agli insulti e alle provocazioni nei commenti quando la notizia approda sui social network. E qui subentra la costernazione e la preoccupazione. E si creano i danni».

Quali? Si spieghi meglio?

«Quando un professionista legge il proprio nome sulle pagine dei giornali, quando la vicenda in cui è coinvolto finisce sui social o nelle locandine a caratteri cubitali, sappiate che non vive e non lavora più bene. E di pari passo se un cittadino legge i nomi dei medici perde fiducia nelle strutture e nelle persone chiamate a tutelare la propria salute».

Questo può accadere per chiunque e in qualunque ambito. E cosa si fa? Si vieta di pubblicare il nome di qualunque indagato, anche in caso di amministratori pubblici, avvocati o poliziotti?

«È difficile. Per tutti. Nelle prossime settimane, come presidente dell’Ordine dei medici, mi impegno a organizzare una conferenza su questi temi, con magistrati, giornalisti e avvocati. Colgo l’occasione per invitarvi fin da ora a confrontarci su questo tema che espone una categoria, quella degli operatori sanitari, a una gogna spesso del tutto ingiustificata» . —

Gabriele Baldanzi



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